L’Iran come l’Urss del 1989: e lorsignori molto dispiaciuti

· 9 Gennaio 2026


Cari ascoltatori, incredibilmente questa mattina sui siti dei giornaloni sta facendo capolino la notizia che in Iran sta succedendo qualcosa di non irrilevante. Non in evidenza eh, sotto l’oroscopo e la giornata sportiva, ma qualche titolo sulle home page sta diventando impossibile evitarlo. Mentre è ancora accuratamente schivata sulle prime pagine, nei talk, in generale nel dibattito giornalistico mainstream.

Il fatto è che in Iran sta accadendo un fatto clamoroso, una rivolta di piazza ormai incontenibile che ha saldato vari segmenti della società, dai commercianti piegati dalla crisi economica agli studenti che non ne possono più dell’inferno coranico in cui sono obbligati a vivere – le donne a maggior ragione – agli oppositori politici, ai cittadini che ne hanno abbastanza della teocrazia totalitaria: la gente si sta prendendo le piazze delle città, a Teheran la folla è oceanica, sono stati assaliti dei mezzi militari dei pasdaran, cui è stato anche dato fuoco; anche zone del Paese dove la protesta normalmente non attecchiva stanno passando in mano agli insorti.

Insomma, è qualcosa di simile al 1989 in Urss, quel momento spartiacque che buttò giù il muro di Berlino e la fece finita col comunismo sovietico: in Iran non era mai successo che si saldasse una protesta democratica, in nome dei diritti, delle libertà calpestate dagli ayatollah, con la rivolta economica, e non era mai successo fin dalla caduta dello Shah che il gran bazar di Teheran chiudesse. Sta vacillando uno dei regimi più liberticidi e assassini del pianeta.

Ora, pensate se queste proteste di piazza così diffuse fossero avvenute in Israele: la notizia sarebbe l’apertura di tutti i giornali e i siti, figuriamoci, la rivolta contro Netanyahu; e stiamo parlando dell’unica democrazia del Medio oriente, dove per fortuna protestare rientra nella fisiologia della convivenza civile. In Iran invece è un fatto straordinario che la tirannia stia vacillando, è un potenziale game changer di tutta l’area: se cadono gli ayatollah, cambia la mappa del Medio Oriente e quindi del mondo, e cade la testa della piovra terrorista, dopo che da parte di Israele e Usa molte delle sue braccia hanno incassato colpi durissimi, da Hamas a Hezbollah agli Houti, mentre l’Europa non ha giocato alcun ruolo.

L’Iran è la testa della piovra, dell’asse del terrore costruito dal regime sciita, la cui caduta darebbe il via a un’iniezione di libertà vitale per una nazione enorme per geografia e importantissima dal punto di vista storico: tutto questo dovrebbe avere la dignità di notizia? Macché. E perché? Perché lorsignori, se dessero il dovuto risalto alla rivolta iraniana, dovrebbero ammettere di aver sempre avuto torto: è dal 1979 che l’intellighenzia di sinistra, da Sartre a Foucault, (adesso abbiamo Francesca Albanese e ci scusiamo con Sartre e Foucault), ha visto l’Iran come il baluardo di rivolta contro l’infetta civiltà occidentale, contro il colonialismo. Khomeini fu applaudito da tutti loro, quando scese dall’aereo a Teheran per instaurare il regime; ed è sempre stato l’Iran degli ayatollah il vessillo di tutti i terzomondisti, di tutti gli anti-americani, degli anti-occidentali di ogni latitudine, che ovviamente stavano al caldo delle libertà garantite dall’Occidente. Ecco, non ve ne parlano perché avevano e hanno torto. Quello in Iran è un orrendo regime, e tutti tutti gli uomini davvero liberi sperano che cada.


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