Landini affranto per Maduro: ora ci preoccupa
Giovanni Sallusti · 7 Gennaio 2026
Cari ascoltatori, Maurizio Landini ci ha appena condotto per mano oltre le sue derive più dadaiste, e ha scollinato dal grottesco, di cui abbiamo riso varie volte, al preoccupante: al punto che ci chiediamo come costui possa essere alla testa del più importante sindacato italiano con tutto il suo portato storico e simbolico.
Diciamo questo perché Landini, alla manifestazione contro l’iniziativa americana in Venezuela (cui la Cgil ha partecipato, evidentemente rilevando un’importanza per gli interessi dei lavoratori italiani…), ha rilasciato delle dichiarazioni lunari che ci hanno fatto perdere la voglia di scherzare. Eccone alcune: “Io credo che l’opposizione venezuelana dovrebbe essere preoccupata se nel suo Paese ora può arrivare uno che può bombardare e decidere di arrestare un presidente eletto dal popolo”.
Questa frase è così piena di cose non vere che tocca ripristinare un minimo di realtà: Landini ci sta dicendo che l’opposizione venezuelana dovrebbe essere preoccupata perché gli Usa hanno deposto il principale persecutore, incarceratore, torturatore dell’opposizione venezuelana. Il senso più banale delle cose è stato stravolto, qui siamo oltre il più primitivo antiamericanismo da collettivo degli anni ‘70. Ma Landini li ha visti i filmati che girano sul web in cui è mostrato che cosa sono le carceri venezuelane, che metodi vengono applicati? Non esattamente ispirati a Beccaria…
Non contento, Landini ha prodotto un’ulteriore perla: “Trump ha arrestato un presidente eletto dal popolo”. Ma ha un’idea Landini del tipo di elezioni che andavano in scena sotto Maduro? Carcere per gli oppositori, brogli, gente cui è stato impedito partecipare alle elezioni. Ricordiamo che, alle presidenziali del 2024, tra gli altri esternò anche il segretario di Stato dell’amministrazione Biden, Antony Blinken, il quale disse che gli Stati Uniti avevano prove schiaccianti che alle urne aveva vinto dal candidato Edmundo González Urrutia e che Maduro aveva truccato le elezioni, dopo di che Urrutia è dovuto andare in esilio: eccole qua, le libere elezioni. Eppure per Landini il Venezuela comunista, narcoterrorista, anello della rete del male in quello spicchio di mondo, con un regime che reprime i dissidenti, che incentiva il traffico di droga, che offre basi sul continente americano a Hezbollah, che è il principale alleato delle dittature nell’area, sarebbe una democrazia. A questo punto vale tutto.
Finito? No: Landini ha aggiunto “noi siamo qui per difendere un’idea di mondo che non è quella che stanno costruendo Trump, Putin o Netanyahu”, aggiungendo follia a follia, come se questi tre avessero un piano univoco per costruire un mondo a misura loro, mentre è noto che ognuno persegue il suo interesse e a volte cozzano pure. E infine la genialata: “Dobbiamo rimettere al centro il diritto di autodeterminazione di ognuno”. Ma che diavolo di diritto di autodeterminazione avevano i venezuelani, sotto Maduro?
Lo scongiuriamo: torni a parlare di lavoro e dei contratti dei lavoratori italiani, che l’ultima volta sarà stata negli anni 90. Lasci stare la geopolitica, molli le disquisizioni sulla democrazia, sulla libertà, sulla dittatura, perché non ne capisce nulla, o peggio, tifa, sempre per le dittature e sempre contro l’Occidente.
