Sveglia, Maduro out è uno scacco a Cina e Russia

· 5 Gennaio 2026


Cari ascoltatori, è il momento di smontare una tra le panzane più colossali che sta circolando nel dibattito mainstream: ovvero che la rimozione lampo del narco-comunista Nicolas Maduro da parte di Donald Trump sarebbe un incentivo per il tentativo imperialista di Vladimir Putin nei confronti dell’Ucraina e per quello perennemente ventilato da Xi Jinping nei confronti di Taiwan.

Il fatto che ad accomunare due autocrati al presidente della più grande democrazia liberale del mondo sia stato Walter Veltroni, in un editoriale sul Corriere della Sera, è un segnale già di per sé che si tratti di una clamorosa balla. Ma andiamo con ordine. Sicuramente l’atto di spettacolare potenza americana che è andato in scena a Caracas è un forte messaggio di deterrenza nei confronti di Russia e Cina. Si potrebbe dire, con una battuta, che Trump ha insegnato a Putin come si svolge un’operazione militare speciale in mezza mattinata, visto che il presidente russo è impantanato da quasi quattro anni nelle steppe del Donbass.

Ma questa manifestazione di potenza americana è stata anche uno schiaffo a Pechino, tenendo conto che, poche ore prima di essere prelevato dagli uomini della Delta Force, Maduro aveva incontrato una delegazione cinese di altissimo livello che aveva ribadito l’imprescindibile partnership strategica con il regime venezuelano, di fatto un protettorato di Xi nei confronti del tiranno sudamericano. Un protettorato che valeva zero, visto l’esito del blitz.

È poi necessario sottolineare come Trump abbia fatto saltare un anello della catena delle autocrazie – o, per dirla alla George W. Bush, dell'”asse del male” – i cui referenti si trovano soprattutto a Pechino e, più marginalmente, a Mosca. Il presidente Usa ha rimosso il rappresentante del narcoterrorismo globale – che, oltre a incentivare il traffico di droga che inondava le strade americane, costituiva pure la base logistica operativa di Hezbollah sul continente americano – nonché uno dei principali fornitori di petrolio alla Cina.

Gian Micalessin, oggi su “Il Giornale”, ha ricordato che l’80% della produzione di greggio venezuelano veniva acquistato a prezzi di saldo da Pechino, cioè dal principale avversario strategico del mondo libero che lo riceveva dal cuore del continente americano. E questa cosa agli occhi di Washington (non solo di Trump) era inaccettabile. Avere rimosso questo anello della rete delle tirannie è stato un colpo politico, economico, energetico, anzitutto a Pechino e alla macro-dittatura che tiene i fili di questo “asse del male” che si sta progressivamente sgretolando, come si può vedere anche dalle proteste in Iran. Ecco perché il colpo di Trump a Maduro è anche un colpo a Russia e Cina. Decisamente una buona notizia.


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