Vendono Repubblica: panico fra lorsignori
Giovanni Sallusti · 12 Dicembre 2025
Cari ascoltatori, ma anche a voi la cronaca di queste ore sembra lievemente sbronza? Perché diavolo la probabile cessione di due aziende editoriali, di due testate storiche come Repubblica e Stampa dovrebbe essere un allarme nazionale? Per il bel mondo progressista sembra sia uno psicodramma, anzi un’emergenza pe il Paese, sono arrivati a invocare il golden power…
Prima di riepilogare le dichiarazioni più lunari sul tema, vi facciamo una banale domanda, frutto di una ancor più banale analisi comparativa. Quando Silvio Berlusconi e la sua famiglia hanno ceduto la maggioranza del Giornale, avete visto uno psicodramma a reti unificate? E quando Panorama, altra testata storica del giornalismo italiano, ha cambiato proprietà ed è entrata nel gruppo di Maurizio Belpietro? E quando il Foglio, giornale di nicchia prestigioso, spesso con idee diverse dalle nostre, ha cambiato assetto proprietario, è volata una mosca? No, ed è normale, sono aziende private che operano nel ramo editoriale, che agiscono sul mercato e possono passare di mano, come prevede appunto quella roba che si chiama libero mercato.
Invece per il gruppo Gedi le cose pare siano diverse: se passa di mano è un dramma nazionale. Non sarà che il vero problema è che lorsignori temono di perdere il loro giornale-partito, o partito-giornale? Non è che il gruppo Gedi lo interpretano come cosa loro, quando, almeno al momento, è cosa del gruppo Elkann? Se fosse così, c’è anche la beffa: la trattativa è con l’imprenditore greco Theodore Kyriakou, magnate dei media radio televisivi, che ha interessi diversificati, anche in fondi del Qatar, ed è in buoni rapporti con Bin Salman e soprattutto in ottimi rapporti, sicuramente per motivi d’affari, forse anche di politica, con Donald Trump.
Forse è questo il problema: ma è un problema loro, non del Paese. Per Elly Schlein “le informazioni che circolano sono allarmanti, c’è la preoccupazione di indebolimento, di smantellamento di un presidio fondamentale della democrazia”. Eppure la stessa Repubblica è passata da De Benedetti agli attuali proprietari, dove sta lo smantellamento della democrazia? Il più dadaista, però, è stato il presidente dei senatori dem Francesco Boccia, che ha chiesto a Palazzo Chigi di “assumere un’iniziativa immediata”, cioè ha chiesto alla Presidenza del Consiglio di inserirsi brutalmente in una trattativa tra due colossi privati, suggerendo che “per la tutela di beni e capitali strategici di interesse nazionale viene spesso evocato il golden power, utilizzato da questo governo per molto meno”. Ma il golden power viene messo in atto se c’è in gioco una infrastruttura energetica vitale del Paese, un interesse geopolitico, non se viene venduto un giornale – attenzione, non chiuso, perché la soppressione di una voce importante sarebbe ovviamente una ferita.
Tutti, a cascata si sono precipitati a lanciare allarmi, tipo Nicola Fratoianni :”È il momento della chiarezza, la liquidazione di un gruppo editoriale del genere non può passare sotto silenzio”; il Movimento 5 Stelle chiede “garanzie concrete e immediate, il governo non può chiamarsi fuori”. Ma quali garanzie? Il governo dovrebbe dare garanzie ai partiti della sinistra su una trattativa privata che coinvolge un giornale storico della sinistra? Che idea di giornalismo, di mercato, di pluralismo, ha questa gente? I loro giornali sarebbero un interesse dello Stato e quindi della collettività, gli altri invece no, sono solo dei beceri fogli editati da beceri editori. È una cosa che manda nei matti: l’unica notizia interessante è che questo passaggio di proprietà di due testate sta accadendo, e non è una cosa speciale, è uguale a tanti altri che avvengono nel mondo, con molti meno starnazzamenti.
