Cabaret Pd: l’autonomia in Veneto è “voto di scambio”!

· 18 Novembre 2025


Cari ascoltatori, il Pd da tempo si muove su un orizzonte avanguardista, il dadaismo al posto della politica, il postmoderno al posto del dibattito elettorale, con ogni possibile capovolgimento di significati. La pirlata di oggi però le supera tutte. Accade infatti che oggi il ministro per gli affari regionali e le autonomie Roberto Calderoli si trovi a Venezia – poi andrà a Milano e domani in Piemonte e Liguria – per un passaggio chiave, concreto, della riforma dell’autonomia. Il ministro, in rappresentanza del governo, firmerà con queste Regioni le pre-intese sulle prime quattro materie che possono entrare da subito nel processo: protezione civile, professioni, previdenza complementare e integrativa, coordinamento della finanza pubblica in ambito sanitario.

Insomma, non quisquilie, ma parte dell’ossatura della governance dei territori, che con la firma di queste pre-intese iniziano a invertire il vettore, cioè ad andare dal centro verso il territorio, non più dal territorio verso il centro. Il presidente uscente del Veneto, Luca Zaia, l’ha definito “un giorno storico, in cui prende avvio concretamente un processo di rinnovamento di tutto il Paese”, e Matteo Salvini l’ha definito “un momento figlio di 30 anni di battaglie”, che non piaceranno a loro signori, ma che sono nel programma di governo su cui la maggioranza di centrodestra ha ottenuto il consenso degli italiani.

Il “momento-dada” di cui parlavamo è arrivato con un’osservazione geniale della senatrice del Pd, Valeria Valente – già candidata silurata a sindaco di Napoli – la quale si è lasciata andare a una dichiarazione che sconfina nel campo dell’arte: “Arriva un altro dono pre-elettorale, l’accelerazione sulle intese per l’autonomia differenziata con le Regioni del nord, tra cui guarda caso il Veneto. Un’escalation gravissima che sa di voto di scambio di antica memoria, questa volta sulla pelle delle cittadine e dei cittadini, soprattutto del Mezzogiorno”.

Ora, qui ci gira la testa. Intanto il Veneto è coinvolto nel processo dell’autonomia esattamente per volontà dei suoi elettori; ma il colpo di tacco è la cosa del voto di scambio, perché le cittadine e i cittadini del Mezzogiorno sono i primi ad aver pagato decenni di centralismo che ha danneggiato, impoverito, bloccato lo sviluppo del Mezzogiorno. E soprattutto, che voto di scambio è? La lega e il centrodestra avrebbero bisogno, come subodora la Valente, di un trucchetto dell’ultima mezz’ora per vincere in Veneto, dove i sondaggi danno 30 punti di scarto fra il centrodestra e il centrosinistra? Per non dire che il voto di scambio sarebbe anche un reato, che prevede dei certi crismi per essere identificato.

La realtà che la senatrice Pd sembra sorprendentemente non conoscere è che l’autonomia veneta è stata chiesta a gran voce dai cittadini veneti col referendum consultivo del 2017, dove il 98,1% dei votanti ha espresso il proprio sostegno alla riforma dell’autonomia differenziata, non proprio un’incollatura. Non c’è alcun escamotage, c’è piuttosto un rito – anche di questo qualcuno la aggiorni – che si chiama democrazia. L’orientamento del popolo veneto è talmente chiaro che alle ultime regionali di 5 anni fa ha dato al centrodestra e a Luca Zaia il 76% dei consensi, su un’agenda che aveva l’autonomia come primo punto.

Quel che sta accadendo in questi giorni è un momento di democrazia, si sta rispettando la volontà popolare. E se il Pd arriva a dire che l’autonomia è un voto di scambio per il Veneto, la sua comicità vola oltre l’empireo di Totò, Charlot, Buster Keaton, verso inesplorati confini.


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