Mamdani sindaco: e gli ayatollah esultano
Giulio Cainarca · 11 Novembre 2025
In questa puntata di “Auto da fé” Giulio Cainarca racconta le reazioni che ha suscitato in Iran la vittoria di Mamdani a sindaco di New York: dalle rivendicazioni di vittoria per i valori della rivoluzione islamica all’asse di resistenza e della Palestina, alla celebrazione della sconfitta del presidente Trump dell’ordine dominante negli Stati Uniti e della lobby ebraica.
“Secondo un articolo pubblicato sul sito sito memri.org – Middle East Media Research Institute – i portavoce e gli alti funzionari del regime iraniano hanno definito la vittoria di Zohran Mamdani a sindaco di New York un successo strategico dei valori del regime rivoluzionario islamico iraniano. Le loro reazioni, infatti, possono essere suddivise in diverse narrazioni: la vittoria della rivoluzione islamica, l’asse della resistenza, l’indebolimento dell’Occidente. La narrazione dominante, presentata dai rappresentanti del regime iraniano, come il sito web ‘Nour News’ (che è affiliato al Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale iraniana), sottolinea come la vittoria di Mamdani segni di fatto l’inizio del declino del trumpismo e il crollo del vecchio ordine capitalista negli Stati Uniti”.
“Viene evidenziato anche che il sostegno aperto alla Palestina da parte di Mamdani, che è un musulmano sciita, ha reso la sua vittoria un trionfo per il fronte della resistenza e un riflesso del risveglio del settore degli immigrati e dei musulmani negli Stati Uniti. Il sito web pragmatico conservatore ‘Asr-e Iran’ ha sottolineato che l’elezione di Mamdani, avvenuta più di due decenni dopo gli eventi dell’11 settembre, rappresenta il superamento delle barriere mentali create in seguito a quell’evento. Inoltre, ha anche espresso la speranza che il cambiamento cominciato a New York prosegua nelle elezioni di Midterm del prossimo anno”.
“I funzionari del regime iraniano hanno poi descritto e interpretato la vittoria di Mamdani come un messaggio diretto della rivoluzione islamica. Foad Izadi, docente presso l’Università di Teheran, l’ha interpretata addirittura come il risultato dell’occupazione dell’ambasciata statunitense a Teheran avvenuta 4 novembre del 79, cioè 46 anni fa. E il membro del Majlis (il Parlamento iraniano) Abolghasem Jarareh ha annunciato che quell’episodio dimostrava, fin dal principio, la forza dello slogan ‘Morte a Israele’ promosso dal regime iraniano”.
“Un altro filone di interpretazioni iraniane della vittoria di Mamdani a sindaco di New York vede, in parallelo, anche un cambiamento nell’approccio degli Stati Uniti verso Israele e il contemporaneo indebolimento della lobby ebraica sionista, la cui influenza nella ‘Grande Mela’ e nella politica americana era in declino. Viene sottolineato anche come l’affermazione elettorale del rappresentate socialista radicale rifletta il crollo dell’uso dell’accusa di antisemitismo. Al contrario, l’intellettuale riformista Sadeq Zibakalam ha elogiato la democrazia americana: lo Stato di diritto degli Usa – che ha permesso a Mamdani di essere eletto – e la sua vittoria dimostrano che, nonostante tutta la propaganda iraniana degli ultimi 46 anni, negli Stati Uniti la libertà di scelta dei cittadini ha sempre l’ultima parola”.
