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Al diavolo, al diavolo i nientofori delle Olimpiadi invernali, ma lasciate stare l’Uomo Gatto: prima di tutto perché è aggressivissimo, e poi perché è davvero l’ultimo in lista fra i personaggi che non c’entrano nulla con i Giochi ad aver portato la fiaccola locale. La sua colpa maggiore è di aver interpretato lo stesso personaggio di quando era in hype in tivù ai tempi di Sarabanda, cioè quello che sta sul cazzo: ecco perché hanno contestato solo lui.
Chi è che lo ha scelto? E tutti gli altri personaggi che a vario titolo hanno scalzato gente di sport titolata come Kristian Ghedina, Silvio Fauner, Manuela Di Centa? A gestire la campagna dei 10.001 tedofori (che già in sé era un azzardo bestiale) sarebbe la Fondazione Milano-Cortina, ma l’impressione è che con il sistema dei moduli per candidarsi la cosa sia andata subito in vacca: i criteri dovevano essere talento, energia e rispetto, e già così lo sport è diventato una spezia e niente più. Inoltre gli sponsor sono sempre affamati, per cui vien da pensare che a prevalere siano stati la popolarità e i pacchetti di follower. Non è strano che Achille Lauro e Claudia Gerini, per motivi diversi, ne abbiano più di Ghedina.
Quanto all’Uomo Gatto (al secolo Gabriele Sbattella), secondo la Fondazione avrebbe prevalso il criterio della vicinanza alla comunità locale, e ancora lo sport nisba. No, non ce la sentiamo di dargli delle colpe, men che meno di sostenere che non era l’uomo giusto al posto giusto: ha fatto Sarabanda in una sarabanda*.
(*Dizionario Treccani: “figurativamente, una successione disordinata di eventi rumorosi o frenetici”).