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Con una delle sue impareggiabili flânerie, il giornalista Giovanni Longoni, entomologo dell’umanità, ha notato che la bandiera della Groenlandia è praticamente uguale allo stemma di Dobbiaco. È particolare, perché hanno entrambi un disco con una metà rossa e una bianca, quindi è difficile che si tratti di una coincidenza, tipo Polonia, Indonesia e Monaco che se la confondono. La nostra inferenza è la seguente: Dobbiaco è arrivata prima della Groenlandia: 1967 contro 1985, quindi chi eventualmente avrebbe copiato è chiaro. Come è successo? Intanto saremmo già due a uno, perché esiste una terza bandiera, quella del Comune austriaco di Oberkappel (adottata nel 1981), che dista da Dobbiaco 400 km, mentre la Groenlandia è a oltre 4mila km. Lo stemma di Dobbiaco è stato mutuato dalla nobile famiglia locale Herbst, cognome di sangue blu anche in Danimarca (l’origine è tedesca). La bandiera della Danimarca ha avuto una faticosa gestazione frutto di 555 progetti presentati e via via scartati, quasi la metà dei quali ideati da designer non locali. Non basta? Sappiate allora che è identica anche al gagliardetto del Club di canottaggio danese “Egå Rosport”, ideato nel 1969. Allora su, a chi la racconta il disegnatore (e anche ex ministro della cultura) inuit Thue Christiansen, il quale ha firmato il vessillo artico, che la farina è tutta del suo sacco? A nessuno perché è morto nel 2022 a 82 anni, senza aver mai confessato niente.
Quindi attenti: chiunque, Donald Trump incluso, abbia da ridire con la Groenlandia, dovrà vedersela con Dobbiaco. Che finora ha taciuto. Ma gli altoatesini sono gente di poche parole, e comunque sono più svegli di Macron.