Mi mando al diavolo da solo. Io mi ricordavo che il giornalista è un lavoro che viene meglio in penombra, che la scrittura o la parola detta brillano di più se sono da sole, non inquinate dalla luciazza di una faccia, dal suonazzo di uno sbraito. Mi ricordavo anche che la firma è una dichiarazione di responsabilità, non una garanzia, ma un ‘sappiate che ho fatto del mio meglio’. E che non c’è un articolo, o un servizio tv, di cui non ce ne sia uno migliore - correggo, uno che viene apprezzato di più. Mi ricordavo che i giornalisti sono una via di mezzo fra una scopa e una sciacquatura di piatti, non li si deve vedere, si deve vedere quel che hanno fatto, che cosa resta. Quante cose bellissime hanno scritto o detto, i giornalisti che hanno passato più tempo a fare le cose che a venderle, o a vendere se stessi che è materia di nessun valore. Nessuno è certezza di qualità, nessuno la fornisce: può essere di qualità un articolo, un servizio tv fatto bene, e solo dopo che è stato fatto; poi si ricomincia da zero, il giornalista non conosce autorevolezza. Fa una cosa, poi la lavagna deve essere cancellata. Deve essere tenuto alla larga dalla tentazione.
Leggo della rissa dentro Report. Ranucci ha detto che è “il programma di inchiesta più importante della storia della televisione italiana”. Leggo le cose che si sono detti lui, Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi. Nei loro virgolettati uno contro l’altro non ci entro nemmeno. È forse il mestiere più bello del mondo, ma - vecchi e giovani che sono - l’hanno dimenticato, magari non se ne sono neanche mai accorti.
SPECIALE OPEN ARMS
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Mi mando al diavolo da solo. Io mi ricordavo che il giornalista è un lavoro che viene meglio in penombra, che la scrittura o la parola detta brillano di più se sono da sole, non inquinate dalla luciazza di una faccia, dal suonazzo di uno sbraito. Mi ricordavo anche che la firma è una dichiarazione di responsabilità, non una garanzia, ma un ‘sappiate che ho fatto del mio meglio’. E che non c’è un articolo, o un servizio tv, di cui non ce ne sia uno migliore - correggo, uno che viene apprezzato di più. Mi ricordavo che i giornalisti sono una via di mezzo fra una scopa e una sciacquatura di piatti, non li si deve vedere, si deve vedere quel che hanno fatto, che cosa resta. Quante cose bellissime hanno scritto o detto, i giornalisti che hanno passato più tempo a fare le cose che a venderle, o a vendere se stessi che è materia di nessun valore. Nessuno è certezza di qualità, nessuno la fornisce: può essere di qualità un articolo, un servizio tv fatto bene, e solo dopo che è stato fatto; poi si ricomincia da zero, il giornalista non conosce autorevolezza. Fa una cosa, poi la lavagna deve essere cancellata. Deve essere tenuto alla larga dalla tentazione.
Leggo della rissa dentro Report. Ranucci ha detto che è “il programma di inchiesta più importante della storia della televisione italiana”. Leggo le cose che si sono detti lui, Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi. Nei loro virgolettati uno contro l’altro non ci entro nemmeno. È forse il mestiere più bello del mondo, ma - vecchi e giovani che sono - l’hanno dimenticato, magari non se ne sono neanche mai accorti.