Se un giorno, da anziani, sentiremo il bisogno di ridere, racconteremo ai nostri nipoti che ci fu una coppia più divertente di Totò e Peppino, e si chiamavano Bonelli e Fratoianni, e che in quei tempi fortunati ce ne fu un’altra che faceva più ridere di Bonelli e Fratoianni, ed erano Lavitola e Ranucci. Nel film “Totò, Peppino e i fuorilegge” Totò cerca di convincere l'avara moglie Teresa (Titina De Filippo) che l’amico Peppino è un grande parrucchiere (“Egli…” “Egli chi?” “Egli tu, seconda persona”) e che dovrebbe aprire un “grande negozio con tre palazzi”. Lei sente odore di spillatura e li manda a letto senza cena. Allora i due ordiscono un finto rapimento che, essendo cretini, viene scoperto e alla fine Totò andrà a fare il garzone nella bottega di Peppino.
Passano 70 anni. Un disperato Bonelli due giorni fa ha detto che la destra è spaccata, da un pulpito su cui litigano sulla coalizione, sul leader della coalizione e sul leader che deciderà il leader della coalizione. Ma Fratoianni fa peggio di egli tu, seconda persona: “Se si fanno le primarie, sono un modo per individuare chi guida una coalizione. Non il capo”.
Ranucci alla festa del Fatto ha detto che all'autosalone gli hanno chiesto la tessera sanitaria: c'è di mezzo Peter Thiel, quel tizio potentissimo che ha tutti i dati della gente nel mondo e contribuisce anche al genocidio in Palestina. Perché, chiede con il sopracciglio inarcato da terra, la sua tessera sanitaria? Diteglielo, che c’è il codice fiscale: la società segreta che gli dà la caccia è il Pra.
A Lavitola, che voleva far passare Ranucci per un grande politico, manca di confessare di essere il mandante del ghiacciaio in Tibet e che un suo antenato lo fu dei congiurati di Cesare. Intanto la sua ex, lievemente vendicativa, ha fatto revenge-paper: ha rovesciato sul tavolo del procuratore un borsone di carte che dimostrerebbero non si sa ancora che cosa.
Pensate che passi avanti, in 70 anni: il film di Camillo Mastrocinque (1956) era solo un film e già allora Titina aveva mandato al diavolo i suoi cialtroni. Ha tracciato la strada.
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Se un giorno, da anziani, sentiremo il bisogno di ridere, racconteremo ai nostri nipoti che ci fu una coppia più divertente di Totò e Peppino, e si chiamavano Bonelli e Fratoianni, e che in quei tempi fortunati ce ne fu un’altra che faceva più ridere di Bonelli e Fratoianni, ed erano Lavitola e Ranucci. Nel film “Totò, Peppino e i fuorilegge” Totò cerca di convincere l'avara moglie Teresa (Titina De Filippo) che l’amico Peppino è un grande parrucchiere (“Egli…” “Egli chi?” “Egli tu, seconda persona”) e che dovrebbe aprire un “grande negozio con tre palazzi”. Lei sente odore di spillatura e li manda a letto senza cena. Allora i due ordiscono un finto rapimento che, essendo cretini, viene scoperto e alla fine Totò andrà a fare il garzone nella bottega di Peppino.
Passano 70 anni. Un disperato Bonelli due giorni fa ha detto che la destra è spaccata, da un pulpito su cui litigano sulla coalizione, sul leader della coalizione e sul leader che deciderà il leader della coalizione. Ma Fratoianni fa peggio di egli tu, seconda persona: “Se si fanno le primarie, sono un modo per individuare chi guida una coalizione. Non il capo”.
Ranucci alla festa del Fatto ha detto che all'autosalone gli hanno chiesto la tessera sanitaria: c'è di mezzo Peter Thiel, quel tizio potentissimo che ha tutti i dati della gente nel mondo e contribuisce anche al genocidio in Palestina. Perché, chiede con il sopracciglio inarcato da terra, la sua tessera sanitaria? Diteglielo, che c’è il codice fiscale: la società segreta che gli dà la caccia è il Pra.
A Lavitola, che voleva far passare Ranucci per un grande politico, manca di confessare di essere il mandante del ghiacciaio in Tibet e che un suo antenato lo fu dei congiurati di Cesare. Intanto la sua ex, lievemente vendicativa, ha fatto revenge-paper: ha rovesciato sul tavolo del procuratore un borsone di carte che dimostrerebbero non si sa ancora che cosa.
Pensate che passi avanti, in 70 anni: il film di Camillo Mastrocinque (1956) era solo un film e già allora Titina aveva mandato al diavolo i suoi cialtroni. Ha tracciato la strada.