I giornali visti da Antonino D’Anna

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Su Il Giornale, monsignor Antonio Suetta: “Volontà arbitraria e ideologica di allargare le maglie dei riconoscimenti. Gravissimo squilibrio fra la prepotenza degli adulti e la natura inerme dei più piccoli, che ne porteranno le conseguenze quando sarà tardi”.

Su Il Tempo: allerta antisemitismo in aumento, Piantedosi rinforza le misure di sicurezza e di monitoraggio. La costellazione di quelli che ce l’hanno con Israele.

Su Avvenire: Putin ha un milione di soldati ed è in economia di guerra. Per la pace ci vorrà tempo. Se ci sarà una zona cuscinetto Onu, noi ci saremo.

Su Il Tempo: a Sesto San Giovanni (Milano) due scolaresche delle elementari in visita nel centro islamico: la vice segretaria della Lega e il sindaco della città Di Stefano: “Inaccettabile”.

Su La Repubblica: ritratto del campione scomparso a 87 anni. È stato una delle icone degli anni Sessanta, l’Italia si fermò per seguire alla radio il suo leggendario primo incontro con Emile Griffith.

Su Il Tempo: Il colloquio con Vance centrato sulla fine della guerra, come l’incontro con Zelensky. Vance: “Spero in cose importanti su cui lavorare insieme”.

Su Il Tempo: Marocchini, pakistani, filippini inviano denaro con i money transfer. Ma usano ospedali, scuole, abitazioni senza pagare un euro. Stop dal governo.

Su Italia oggi: Secondo i sondaggi il quorum non verrà raggiunto, l’affluenza prevista è attorno al 35%.

Su Il Tempo: Il fratello del tristemente famoso Yahya, intransigente ed esperto, era considerato un ostacolo a possibili accordi di pace. Fu uno degli organizzatori della strage del 7 ottobre. Ignoto il destino del terzo fratello, dopo un attacco di Israele.

Su Il Tempo: a Milano i fedeli dell’islam: siamo tantissimi, vi colonizziamo. E a Genova il pd vuole la moschea.

Su La Repubblica: Prima volta nel dopoguerra. Nel ballottaggio il moderato Claudio Corrarati batte l’avvocato Juri Andriollo. Decisiva la scelta di Svp di non appoggiare candidati di lingua italiana.

Su la Verità: il caso alla Bags Lab, 7 opifici in una catena di subappalti: 67 “schiavi” producevano borse in condizioni disumane.


Radio Libertà

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