Caro Conte, i 9mila morti di Bergamo aspettano risposte

· 7 Agosto 2026


In questa puntata di “Capitaneria di porto” Antonino D’Anna intervista Consuelo Locati, responsabile del team legale che rappresenta i familiari delle vittime del Coronavirus in Val Seriana, a proposito della recente lunga audizione tenuta da Giuseppe Conte all’interno della commissione parlamentare sul Covid.

“Il suo discorso in commissione è stato tutto un autoincensamento: un palcoscenico politico di propaganda in cui lui ha affermato di avere fatto di meglio di tutti gli altri senza estremi per alcun tipo di reato, e che tutte le decisioni sono state assunte solo per tutelare la vita dei cittadini. Peccato che, in tutto questo, Conte sia sia dimenticato dei morti di Bergamo, che arrivano a 9.000 tra ufficiosi e ufficiali. Sembra che quello che è successo nella Val Seriana non sia mai esistito. Tuttavia la domanda specifica da porgli rimane sempre la stessa: perché il 3 marzo del 2020 non ha firmato il decreto di chiusura della Val Seriana, inserendo nelle zone rosse già istituite anche i comuni di Nembro e Alzano Lombardo?”.

“Ma gli interrogativi da sottoporgli sarebbero in realtà ancora tanti. Perché erano stati inviati militari e poi sono stati subito richiamati? Su che cosa si doveva riflettere il 2 marzo del 2020 quando, in occasione della riunione informale, Conte non ha firmato il decreto che era stato comunque già vidimato dal ministro della Sanità, Roberto Speranza, sulla chiusura della Val Seriana? Perché l’ex presidente del Consiglio, come recentemente confermato, ha dichiarato di avere saputo di quello che stava succedendo nella Val Seriana soltanto il successivo 6 marzo, quando invece già quattro giorni prima era stato messo a conoscenza di quello che stava succedendo?”.

“E poi ancora: mi piacerebbe conoscere il motivo per cui ha letto in commissione solo una parte di quello che è stato dichiarato rispetto al piano pandemico del 2006 – che poteva essere utilizzato – e non ha citato invece tutte le altre dichiarazioni in cui si diceva che, per quanto obsoleto, almeno nelle fasi iniziali poteva essere utilizzato (come suggerito dall’OMS) in quanto i piani ‘solo’ influenzali riguardavano anche le polmoniti anomale? Perché non ha fatto riferimento all’appunto che è stato inviato il 7 gennaio del 2021 dal consigliere del Consiglio di Stato, dottor Ruggero Giudice, inviato al capo di gabinetto del ministro Speranza (e messo a conoscenza di tutte le istituzioni) in cui si diceva che il piano pandemico del 2006 poteva essere utilizzato? Perché ha passato sei anni nel dire che non erano commessi errori e invece pochi giorni fa ha detto che forse ci sono stati degli errori?”.

“Non so cosa succederà nella prossima audizione in autunno. Io ho chiesto di essere presente, visto che comunque qualcuno può essere invitato anche dall’esterno. Avrei diverse domande da porgli. Del resto, Giuseppe Conte ha sempre negato che ci fosse anche un altro diritto da riconoscere prioritario a quello della tutela della salute dei cittadini. Lui, poi, è stato aggressivo con me in commissione parlamentare quando io sono stata udita. Ho avuto il coraggio di dirgli che la scelta di non chiudere la Val Seriana non dipendeva d’altro, se non dalla valutazione dell’altro diritto costituzionale garantito che era quello dell’economia. Questo è quello che farei, chiedendo anche cosa vuole fare adesso per i familiari delle vittime”.


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