(Non) ti conosco, mascherina: il Pd fischietta sul caso Conte

· 1 Luglio 2026


In questa puntata della nostra rubrica “Gli scorretti – un antidoto al luogocomunismo” Giulio Cainarca parla con Carlo Cambi del caso politico che lega Giuseppe Conte alla commissione Covid. Il cuore del problema sono le provvigioni milionarie (circa 200 milioni) dietro l’appalto da 1,25 miliardi di euro per 800 milioni di mascherine cinesi acquistate durante l’emergenza pandemica dall’allora commissario Domenico Arcuri nel 2020, poi rivelatesi non idonee a proteggere dal virus. Nell’ultimo periodo sono emersi episodi alquanto singolari, in cui viene dimostrata una frequentazione (mai negata da Conte) proprio con l’ex responsabile di Invitalia, anche recente. A breve, teoricamente, sia Arcuri sia l’ex presidente del Consiglio dovrebbero essere auditi nell’apposita Commissione. Qual è la partita che si gioca dietro a questa vicenda?

“La forte sensazione che si ricava è che la faccenda del Covid sia stata trattata come se fosse un affare di famiglia. Questi protagonisti hanno avuto anche la grande abilità nel tenersi amica la magistratura, tant’è vero che è stata archiviata una serie di procedimenti penali nei loro confronti. Però è evidente che Conte, politicamente parlando, rischia di uscirne con le ossa rotte. Se ci si fa caso, in questo momento – oltre ai tribunali – né i partiti alleati, Pd in testa, né i quotidiani di sinistra stanno infierendo, perché sanno perfettamente che se saltasse l’argine di Conte, gran parte dei voti del Movimento 5 Stelle andrebbe con tutta probabilità a Vannacci. E quindi intendono interpretare il non dare spazio a queste inchieste come una questione di salute pubblica”.

“Sentite per esempio che cosa ha scritto Marco Travaglio nell’editoriale di mercoledì 1° luglio: ‘Nel magico mondo della destra italiota, il pregiudicato per frode fiscale e finanziatore della mafia B. è un santo, i pregiudicati per mafia Dell’Utri, D’Alì e Cosentino sono martiri, il pregiudicato per favoreggiamento mafioso Cuffaro è un alleato, i pregiudicati per corruzione Previti, Formigoni e simili sono statisti, l’assassino ergastolano Chico Forti è un eroe da accogliere a Ciampino, ma l’incensurato Conte è un delinquente. E pure l’incensurato Arcuri. A questo serve la commissione Covid voluta dalle destre, quindi da Renzi: a trasformare gli innocenti in colpevoli e viceversa’”.

“Tutto questo ci dà la misura del fatto che loro non vogliono che si arrivi alla verità su come è stata gestita l’emergenza Covid, perché la loro la trattano esclusivamente dal punto di vista della colpevolezza penale. Ma qua ci sono una inadeguatezza tecnico-politica e una sciatteria gestionale che fa spavento, che forse non toccheranno il codice penale, ma certamente danno un giudizio politico di totale incapacità di quella classe dirigente. Tra l’altro, bisogna notare che Travaglio parla di ‘pregiudicati’. Proprio lui che è stato condannato in via definitiva per diffamazione, e dunque la parola ‘pregiudicato’ contro gli avversari non sarebbe titolato a usarla”.

“Ma la cosa che, ribadisco, è più preoccupante, è che la sinistra non oppone un netto rifiuto a quello schema populista di ragionamento, che è totalmente antitetico ai valori della sinistra medesima. Come fa il Partito democratico a costruire il campo largo con chi ragiona in quel modo ed essere contemporaneamente quella che voleva che Alfredo Cospito uscisse di galera? Non si può tenere un atteggiamento – quale Avs ha sempre avuto – di estrema tolleranza verso l’immigrante che commette un delitto e poi accettare quel che è scritto in quell’articolo di giornale”.


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