Pnrr, ora avanti col federalismo fiscale!

· 30 Giugno 2026


In questa puntata di “Regioniamoci sopra”, la nostra rubrica che si occupa dei temi che riguardano l’autonomia differenziata, Giuliano Zulin torna a parlare dell’attuazione della legge 42 del 2009 – ovvero del federalismo fiscale – in quanto era uno dei obiettivi previsti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza da 209 miliardi di euro era proprio il compimento finale della riforma ideata nel 2009 dal ministro Roberto Calderoli durante l’ultimo governo presieduto da Silvio Berlusconi.

Parliamo di un provvedimento istituzionale che stabilisce che degli enti locali abbiano dei tributi propri, autonomi e in base al quale possono naturalmente programmare i loro azioni amministrative, gli investimenti e tutto quello che ne consegue. In attesa di capire se l’Italia otterrà un’altra tranche di quei miliardi di prestito che ci dà l’Unione Europea, dobbiamo notare che purtroppo il federalismo fiscale è finito un po’ fuori dai radar per colpa o per negligenza di altri partiti, in particolare di quelli del centrosinistra, visto che il Pnrr è stato scritto dal governo giallorosso Conte 2 composto da Partito Democratico e Movimento 5 Stelle.

Il federalismo fiscale rappresenta uno dei grandi pilastri del cambiamento e di una modernizzazione di una Italia, troppo spesso vittima di burocrazia, che poi va a pari passo anche con la prima approvazione degli schemi di autonomia differenziata siglati dalle regioni Veneto, Lombardia, Piemonte e Liguria, Ricordiamo, tra l’altro, che il Sud sta facendo meglio del Nord a livello di Pil: merito proprio del Pnrr – che dice che il 40% dei fondi deve essere destinato necessariamente per il territorio del mezzogiorno – ma anche delle famose Zes (Zone di economia speciale), che sono quei territori che ottengono sgravi contributivi e fiscali se un’impresa va a investire in quel determinato territorio.

Se un amministratore locale riuscisse a soffiare su questo trend, non solo avrà a disposizione più denaro da gestire, ma anche più responsabilità politiche e istituzionali. Chiaramente il federalismo non deve essere sfruttato solo per imporre nuove tasse, come ha fatto recentemente il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro che ha alzato l’Irpef per coprire il buco di bilancio, ma per attrarre i capitali delle aziende che vogliono investire là. Con tutto quello si positivo che ne deriva. Ecco perché sia l’autonomia differenziata sia il federalismo fiscale sono la chiave per arrivare a un cambiamento sia economico sia culturale. In questo senso speriamo che abbia ragione il ministro Giancarlo Giorgetti nel sostenere non si potrà andare a nuove elezioni politiche nazionali finché non passano queste due indispensabili riforme.


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