Viva il De Gregori contro gli artisti “impegnati”

· 27 Maggio 2026


Carti ascoltatori, eleviamo un peana a Francesco De Gregori (non è un caso che le sue note introducano questo spazio radiofonico) e alla lezione che ha appena impartito agli pseudo intellò-engagé, a tutti gli spacciatori e ricucinatori di luoghi comuni, insomma, a tutto il mainstream sempre più povero di idee. Una lezione data à la De Gregori, poche frasi secche che valgono anche di più perché vengono dalla storia di un artista che non ha mai fatto mistero delle sue inclinazioni politiche, spesso lontane dalle nostre.

De Gregori ha parlato alla conferenza di presentazione del docufilm che lo riguarda “Nevergreen (perfette sconosciute)”, il cui centro è una raccolta di suoi brani non ‘canonici’. È partito dal tour di Bruice Springsteen ‘per salvare la democrazia in America’ – che fa già ridere solo per il fatto che in America un grande artista può andare in tour per dire che la democrazia non c’è: provi a farlo in Cina o in Iran… Dunque, “Springsteen ha sempre cavalcato in qualche modo la politica. Io provo sempre un certo imbarazzo quando un uomo di spettacolo si schiera in maniera così netta, apodittica, su questioni internazionali. Un proclama buttato giù dal palco o anche scritto in un appello mi lascia abbastanza indifferente. Non capisco molto gli artisti che vogliono sensibilizzare il proprio pubblico. Perché? Non è abbastanza sensibile per conto suo?”.

In due parole, De Gregori ha demolito l’ottica pedagogica, costruttivista, paternalista, per cui l’artista-cantautore è una sorta di santone che distribuisce verità a un pubblico di minus habens che vanno riempiti di contenuti perché non ne hanno di propri. Ma il pubblico va rispettato, è una somma di persone singole, ognuna delle quali avrà una sua sensibilità, dice De Gregori, senza bisogno che gliela costruisca io con il meccano di un’ideologia.

De Gregori è un eterodosso di sinistra, “il cuoco di Salò” fece scandalo, e sa dove si annidano le bufale: “Non faccio proclami perché non mi sento superiore a nessuno per poter insegnare come si vive, o come si legge un articolo del giornale, o quale posizione prendere su Gaza o su Israele. Non mi sento superiore al pubblico, non credo di poter dare lezioni su Gaza o sull’Iran. Non do lezioni, visto che anche io ho le idee confuse”.

Ora pensate a tutte le mezze calzette dello star system di oggi che si sentono in diritto di dare lezioni su tutto, Gaza in primis, tipo Ghali, tutte impegnate sui loro pulpiti inverosimili. De Gregori, che è un gigante, dice: io voglio raccontare storie, storie straordinarie che rimarranno. Di Ghali non sappiamo…

“Per citare Walt Whitman, ‘contengo moltitudini’, il mio pensiero non è totalitario e non voglio né dare né prendere lezioni da nessuno, tanto meno da un uomo di spettacolo. Che titoli ha per farlo?”. E le moltitudini dell’artista sono le suggestioni che ha, le storie che rimescola, le sue eco, le sue visioni, il suo modo di interpretare la vita, i rapporti personali, e anche la politica, nel senso di polis, non di ricetta preconfezionata.

Ugualmente, sottolinea di non essere un addetto alla propaganda della verità, seguendo quell’idea di intellettuale che da Sartre, per prendere l’esempio nobile, va per la maggiore nel mainstream progressista, un’idea che ha più di qualcosa, anche involontariamente, di totalitario. Le parole di De Gregori sono una rivendicazione di individualismo, anche metodologico: io racconto la mia storia, tu raccontami la tua.

“Se devo proprio andare a lezione, magari vado da un filosofo”, chiude De Gregori: non possiamo che lanciare un applauso a questo poeta che ci ha consegnato il più straordinario affresco sul sogno americano, “Buffalo Bill”, e quella verità esistenziale in cui si può riconoscere chiunque abbia dato due tiri al pallone o a abbia guardato il proprio figlio farlo, “La leva calcistica della classe ‘68”. Francesco De Gregori, dicendo di non avere titoli quando ne avrebbe di più di quasi tutti i parlatori, oggi ha dato un bel calcione alla retorica degli intellettuali impegnati, dei pro-Gaza acritici, dei mobilitati perenni, dei firmatari compulsivi di appelli. Evviva.


Opinione dei lettori

Commenta

La tua email non sarà pubblica. I campi richiesti sono contrassegnati con *





Ti Potrebbe Interessare


Radio Libertà

Background