Perizia psichiatrica o no, il caso El Koudri è terrorismo
Giovanni Sallusti · 26 Maggio 2026
Carti ascoltatori il bel mondo è tutto festante perché la Procura di Modena ha chiesto una perizia psichiatrica per Salim El Koudri, il 31enne italiano di origine marocchina fermato per strage e lesioni aggravate dopo aver falciato in auto persone a caso e poi, una volta sceso, aver provato ad accoltellare chi aveva davanti. Un esempio di “car jihad” come abbiamo già visto in Europa, secondo stilemi propri del terrorismo di matrice islamista.
Lorsignori sono già pronti a ridurre tutto a un caso clinico individuale, ma va ricordato che il gip ha già detto che a un esame preliminare non sembrava che l’atto di terrore di El Koudri fosse collegato o spiegabile con il disagio psicologico che aveva da prima. Diciamo questo perché bisogna tenere la guardia alta, soprattutto rispetto al tentativo costante di taroccare il dibattito: non bisogna accettare le premesse di lorignori, altrimenti si resta intrappolati nel loro meccanismo ideologico.
La premessa è che l’alternativa tra caso psichiatrico/caso di terrorismo è semplicemente farlocca: una perizia psichiatrica (che in dibattimento dovrà essere validata da una perizia non di parte) che rilevi un problema psicologico di El Koudri, può cambiare le sfumature tecniche del processo, forse la traiettoria personale dell’imputato, non il fatto che risponda degli atti orrendi che ha commesso, e la posta in gioco non cambia. La posta in gioco è che il network terrorista contemporaneo si nutre del disagio, anche psichico, si offre come soluzione chiavi in mano: sali su un’auto, falcia la gente e accoltellala, nello stile dei “mille tagli” invocati dall’Isis in tutti i suoi documenti, non cambia la sostanza ma solo la sfumatura.
Insomma, toccherà al processo stabilire la verità, ma che quel gesto di El Koudri sia stato un atto di terrorismo lo dice la realtà che abbiamo vissuto negli ultimi decenni, nell’analogia con le modalità di altri attentati in Europa, nel fatto che lui abbia cercato immagini di quegli attentati, che in alcune mail dicesse “bastardi cristiani, brucio il vostro Gesù”. La realtà sembra piuttosto spostarsi dalla psichiatria verso l’odio cultural-religioso.
Ma soprattutto non caschiamo nel tranello del disagio psichiatrico sì/no: non cambia nulla a monte, sul problema su cui dobbiamo tenere la guardia alta, cioè un prepotente riaffacciarsi del terrorismo di matrice islamista, incluse le sue modalità di arruolamento anche indirette, che fanno leva sulla suggestione, che vanno a captare il disagio di seconde generazioni che scrivono “bastardi cristiani”. Questo è il momento storico in cui viviamo, prescinde dai dettagli della storia di El Koudri e ci invita a restare legati alla realtà, al pericolo dei potenziali cani sciolti in giro per il Paese, e a tenere la guardia non alta ma altissima.