L’autonomia che piace al Pd: altre tasse
Giuliano Zulin · 19 Maggio 2026
In questa puntata di “Regioniamoci sopra”, la nostra rubrica che si occupa dei temi che riguardano l’autonomia differenziata, Giuliano Zulin racconta come il centrosinistra intenda gestire il proprio potere regionale in termini di autonomia differenziata: aumentando le tasse. Una cosa che è successa per esempio nella Puglia preseduta dal super progressista Antonio Decaro il quale, pochi giorni fa, ha dichiarato che – non riuscendo più a starci dietro con le spese della sanità – ha dovuto aumentare il ticket e l’IRPEF regionale, per ripianare i buchi della regione lasciati dal suo predecessore Michele Emiliano, sempre del Partito Democratico.
Il bello è che Decaro, già presidente dell’Anci (e quindi sempre in prima fila per quanto riguarda la richiesta di autonomia maggiore da parte dei comuni), non aveva mai detto in campagna elettorale che avrebbe chiesto i soldi ai cittadini: forse perché non lo avrebbero votato, chissà. Sempre in tal senso, l’ex sindaco di Bari si è lamentato perché il suo territorio avrebbe a disposizione pochi fondi nazionali da investire più nella sanità. In realtà, andando a controllare i numeri, notiamo che è vero che la Regione Puglia incassa circa 700 milioni di euro in meno all’anno rispetto per esempio all’Emilia Romagna; ma non perché lo Stato centrale sia cattivo nei confronti della Puglia, ma per il semplice fatto che esistono delle caratteristiche e dei criteri ben definiti per quanto riguarda la ripartizione dei fondi. E uno è l’età media dei residenti. I pugliesi sono leggermente più giovani degli emiliano-romagnoli e inoltra la regione governata da Michele De Pascale (anche lui del Pd) è diventata una meta del turismo sanitario e offre dunque migliori servizi alla gente.
E qua veniamo appunto al discorso dell’autonomia, principalmente nel campo della sanità: già adesso il 99% è gestito a livello regionale. Questo dimostra che chi non intende adottare questa soluzione è perché altrimenti farebbe emergere che c’è qualcuno che non in grado di fare il politico. A tal proposito, non dimentichiamoci che lo stesso De Pasquale, per tappare un buco da 400 milioni, ha aumentato il ticket sulla sanità e ha anche chiuso le porte ai pazienti meridionali, invitandoli a non venire in Emilia Romagna a intasare gli ospedali e ad allungare le liste d’attesa. Fenomeni che succedono puntualmente, per esempio, anche in Veneto e Lombardia. Qua, tuttavia, i governatori non battono cassa presso i cittadini, ma sono consapevoli di essere più capaci rispetto allo Stato centrale di gestire delle materie: tant’è che uno dei due punti dello schema d’accordo siglato da Liguria, Piemonte, Lombardia e Veneto per avere maggiore autonomia è quello di poter dare qualche euro in più agli infermieri e ai medici, in modo tale da poterli trattenere e anche aumentare l’organico. Senza contare le possibilità di utilizzare l’eventuale avanzo regionale per investire in infrastrutture, nell’edilizia sanitaria. Una ricetta molto semplice e assolutamente di buonsenso.