Elly porta fortuna: “Destre finite”, e vince Farage
Giovanni Sallusti · 8 Maggio 2026
Cari ascoltatori, benvenuti alla 127esima puntata della saga “Le grandi profezie politiche di Elly Schlein”, davanti alle quali ci inchiniamo per la loro puntuale, infallibile fallibilità. Ecco l’episodio fresco fresco. All’indomani delle recenti elezioni ungheresi, con una perentorietà che solo degli eletti a contatto col Verbo possono maneggiare, Elly tuonò: “Il tempo dei sovranisti è finito. Il tempo delle destre nazionaliste è finito. Ha vinto la libertà, ha vinto la democrazia”, con la solita curiosa equazione per cui, in elezioni democratiche, la democrazia vince solo se non vincono le destre. Nel teorema allucinato di costoro avrebbe vinto “la voglia d’Europa”. Ora, tralasciamo il fatto straniante che Elly ha detto quelle parole festeggiando la vittoria di un’altra destra: alternativa a quella di Orbán, ma sempre destra, a partire dai temi immigrazione-sicurezza-identità, rispetto ai quali il neopremier ungherese Péter Magyar non è esattamente un moderato doroteo, perché proviene dall’alveo orbaniano e la pensa molto come Orbán, se non per differenti sfumature sul dossier russo, sull’Ucraina e sul rapporto transatlantico.
Lo tralasciamo perché la bellezza della sua bislacca profezia si sta manifestando in queste ore, in cui nel Regno Unito si registra un trionfo storico di Nigel Farage, rappresentante per eccellenza del sovranismo britannico, un iper-tatcheriano, padrino della brexit: altro che voglia d’Europa. Ed è un trionfo tale, quello del suo partito Reform the UK, che oltremanica si stanno chiedendo se questo risultato non rappresenti addirittura la morte in diretta del sistema bipartitico inglese laburisti-conservatori. Insomma, sta accadendo qualcosa di epocale a favore delle destre sovraniste che Elly aveva assicurato essere ormai nella pattumiera della storia.
Si è votato per rinnovare 136 Consigli locali, con oltre 5mila seggi da assegnare, e anche in Scozia e in Galles per eleggere i membri dei rispettivi parlamenti devoluti. I risultati sono parziali, ma a oltre un terzo dello spoglio, il Labour è riuscito a eleggere appena 259 rappresentanti, perdendone 286 rispetto al 2022. Non è andata molto meglio ai Tories, che hanno al momento eletto 270 consiglieri, facendo segnare un -192 rispetto a quattro anni fa. Risultato del partito di Nigel Farage, che secondo la sentenza di Elly doveva arrivare a stento ai decimali: sin qui ha conquistato 439 seggi, 437 in più rispetto alle scorse elezioni locali, quando era appena nato.
Tant’è che Farage ha detto: “Stiamo assistendo sia un cambiamento storico nella politica britannica. Stiamo ottenendo percentuali straordinarie che superano di gran lunga ogni mia aspettativa”. Farage ha ottenuto una valanga di voti in moltissime roccaforti operaie del Regno Unito che tradizionalmente, per decenni, hanno votato partito laburista, ma che ora vedono la sinistra britannica come le sinistre continentali, cioè chiusa in una torre d’avorio inclusivista, woke, da ztl: e così hanno votato proprio i bavosi sovranisti che secondo Elly erano assolutamente morti.
Non vediamo l’ora che Elly ci assicuri che il centrodestra italiano è allo sbando: sarà la garanzia che a perdere le prossime elezioni sarà lei.