Dalla Biennale alla Fenice: per la cultura divieto di svolta a destra
Alessandro Gnocchi · 3 Maggio 2026
In questa puntata di “Alta tiratura”, Alessandro Gnocchi affronta alcuni casi culturali che si sono imposti alla cronaca negli ultimi giorni e che hanno un significato che va al di là del mero racconto. Stiamo parlando dei casi della Biennale di Venezia e del licenziamento di Beatrice Venezi dal Teatro La Fenice, sempre nel capoluogo veneto.
Alla Biennale sono arrivati gli ispettori del Ministero della cultura perché viene contestata dal dicastero la presenza del padiglione russo, che non sarebbe compatibile con il regime di Putin e con le sanzioni che l’Europa ha verso contro Mosca a causa della guerra in Ucraina. La Biennale ha replicato che, essendo la Russia proprietaria di un padiglione nazionale all’interno della Biennale stessa, ha perfettamente diritto di partecipare alla manifestazione. Il presidente della fondazione culturale, Pietrangelo Buttafuoco, ha affermato che le procedure sono state rispettate pienamente e che la Biennale è una sorta di Onu dell’arte: quindi, non discrimina nessuno e tutti i Paesi sono ammessi.
Poi c’è stata una seconda grossa polemica, legata al fatto che la giuria nominata dalla Biennale che deve decidere il Leone d’oro, cioè l’opera d’arte più bella o più significativa, ha sancito che gli Stati che hanno delle vertenze al Tribunale internazionale dell’Aia siano esclusi a priori dai premi: Russia e Stato d’Israele, con quest’ultimo che ha protestato. Un artista israeliano ha consegnato una diffida sostenendo che non sia giusto che lui paghi le colpe dello Stato che rappresenta; tenendo anche conto che costui insegna in un’accademia dove metà degli studenti sono palestinesi.
E infine il caso di Beatrice Venezi, designata direttore d’orchestra alla Fenice, che ha dovuto fare i conti con un logoramento continuo fin da prima che alzasse la bacchetta all’interno del prestigioso teatro. L’orchestra si è rivoltata e ha protestato in tutti i modi possibili e immaginabili; i sindacati sono insorti e si è avuta l’impressione che la Venezi non fosse poi così difesa dall’istituzione stessa e tantomeno dalla politica romana. Venezi ha fatto anche una gaffe francamente imperdonabile e che ha dato il destro per il suo licenziamento: avrebbe infatti detto a un giornale argentino che nelle orchestre italiane i posti dei musicisti sono ottenuti o per nepotismo o per cooptazione. Ma in sostanza il suo licenziamento ha un significato quasi esclusivamente politico, perché la Venezi è stata sacrificata sull’altare della pace sindacale in una città che si avvicina alle prossime elezioni comunali.
Avere questioni sindacali aperte con la Fenice e avere a che fare con il caos alla Biennale sono due cose che i politici di destra, in un periodo di campagna elettorale, non vogliono. Resta il fatto che si tratta di due nodi politici non irrilevanti. Del resto sono decenni che gli elettori del centrodestra (e non solo) aspettano che finalmente la destra prenda in mano la cultura. Sembrava che questa fosse un’opportunità epocale, perché la maggioranza di governo era molto ampia e perché Fratelli d’Italia e Giorgia Meloni stessa avevano dato segnali di forte interesse per la questione culturale, teorizzando la nascita di un’egemonia culturale di destra, parallela a quella che è stata quella della sinistra.
Adesso l’occasione non pare sia stata sfruttata. Anzi, a questo punto il bilancio diventa un po’ fallimentare, perché in alcuni settori culturali si è fatto sostanzialmente poco o niente. Ci si può quindi tranquillamente scordare che, per i prossimi 500 anni, un intellettuale, un artista, un direttore d’orchestra venga a raccontarci che lui vota a destra, perché l’impressione è che questo posizionamento politico sia cannibale e non sia disposto, al momento decisivo, a difendere i suoi stessi candidati. Sprecare questa occasione sarebbe veramente grave, ma purtroppo le cose stanno andando in questo modo. Se si arrivasse infatti a commissariare l’istituzione culturale italiana più nota al mondo, sarebbe un segnale veramente negativo, soprattutto a livello internazionale.
