Gualtieri rottama vent’anni di balle del Pd

· 28 Aprile 2026


In questa puntata di “Regioniamoci sopra”, la nostra rubrica che si occupa dei temi che riguardano l’autonomia differenziata, Giuliano Zulin racconta come un autorevole esponente di centrosinistra – il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri – abbia smontato con una sola frase più di vent’anni di bugie e di insulti su questa riforma istituzionale voluta storicamente dalla Lega. Pochi giorni fa infatti, durante un convegno dove il primo cittadino presentava la propria lista per le prossime comunali, ha parlato del disegno di legge costituzionale su “Roma capitale” e ha dichiarato: “Se avessi l’autonomia, chiederei meno soldi a Giorgetti”.

Inutile sottolineare come, dopo una frase del genere, ti cadono proprio le braccia. Insomma: negli ultimi decenni i partiti del centrodestra hanno portato avanti una certa idea di cambiamento dello Stato italiano per renderlo più efficiente e responsabile e meno burocratico. Di fronte a un programma politico del genere che è mai cambiato, la sinistra ha gettato valanghe di letame e ha fatto scendere gente in piazza perché volevamo spaccare l’Italia e rendere i cittadini del sud più poveri. Hanno portato avanti ricorsi alla Corte Costituzionale, hanno raccolto le firme per indire referendum e adesso il chitarrista del Campidoglio sostiene che l’autonomia faccia bene?

Io non mi scandalizzo del fatto che la città romana desideri poteri più ampi. Anzi: l’autonomia non è un qualcosa di esclusivo, ma è un elemento a cui tutti noi dovremmo aspirare a ottenere, perché almeno così dimostreremmo di essere capaci di gestire la situazione a casa nostra, con delle leggi precise sulle quali poi interviene il Tar, il Consiglio di Stato e la Consulta, per uno scontro istituzionale incredibile che poi porterebbe a niente. Chissà se questo ddl costituzionale su “Roma Capitale” vedrà la luce entro la fine di questa legislatura. Rimane il fatto che noi non chiediamo niente di più se non il rispetto della Costituzione: le quattro pre-intese firmate dal governo centrale – e ratificate alla Conferenza Stato-Regioni – dovrebbero essere approvate entro l’estate dal Parlamento, in modo che si possa arrivare a una prima forma dell’autonomia, in particolare sulla sanità.


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