Borghi: Dobbiamo sbattercene del Patto di stabilità

· 5 Aprile 2026


Questa settimana, a “Parlando liberaMente”, la nostra intervista settimanale con i protagonisti della politica, dell’attualità, del giornalismo, Giovanni Sallusti discute della politica interna e internazionale con Claudio Borghi, senatore della Lega.

“A mio avviso la premier Giorgia Meloni dovrebbe evitare di essere troppo prudente. Sicuramente gestire un governo non è facile: si è sempre nel mirino. Poi, in cinque anni di legislatura, possono succedere tante cose e quindi c’è anche il rischio che, dopo avere fatto sacrifici, possa arrivare l’imprevisto. A volte può essere il Covid, altre volte le guerre, le crisi economiche e geopolitiche. Oppure, in un attimo, ti possono colpire con lo spread, con le manovre di palazzo, con la giustizia. E così tutto quello che avevi fatto non è servito a molto. Anche perché c’è un altro elemento da tenere in considerazione: se un capo di governo preferisce tenere i conti in ordine per evitare di essere fatto fuori, comincia una gara con gli elettori che si può sintetizzare in questo modo: arriva prima la fine della legislatura o arrivano prima i forconi?”.

“Proseguendo con tutta questa cautela magari si farà contento lo spread, però è probabile che i cittadini si aspettino altre risposte. L’alternativa dovrebbe consistere nell’investire di più grazie al margine che ancora abbiamo. In Europa dubito che ci avrebbero messo sul banco degli imputati se invece di fare il deficit al 3% lo avessimo fatto al 4%. Con un occhio al saldo commerciale e all’inflazione, si possono mettere più soldi in circolazione. Per gestire la situazione attuale bisogna agire alla radice sui prezzi del carburante. E per fare questo servono due linee di intervento: sbattersene del Patto di stabilità, in modo tale da poter intervenire sui prezzi di tutte le bollette, e riprendere a comprare il gas russo, tanto le sanzioni non stanno funzionando. Credo proprio che anche Donald Trump ci capirebbe”.

“In tutto questo, noi sappiamo che esiste una massa di persone che, periodicamente, dà il consenso a chi spera che si possa portare un cambiamento forte, che vada incontro alle loro istanze. Di certo questo governo non ha fatto assolutamente nulla di male e ha anche portato a casa alcune vittorie molto importanti: per esempio il No al Mes, il riuscire a riprendere il controllo delle riserve auree – che specialmente in queste fasi erano inquietanti – non ha aumentato le tasse, ha sempre indicizzato le pensioni che erano perennemente bloccate e dunque in una maniera o nell’altra il loro adeguamento c’è sempre stato. Forse, però, è mancato quel guizzo per cui uno possa dire di avere visto una sostanziale differenza. Ed è per questo che ci vuole un po’ di imprudenza in più”.

“Quello che sta facendo Donald Trump nello scacchiere internazionale non è assolutamente illogico. Anzi: ha individuato molto bene il suo avversario nella Cina. Sta facendo la cosa più intelligente, ovvero andare colpire le due fonti di approvvigionamento di energia al Paese asiatico, il Venezuela e l’Iran. Questo piano, per essere completo, dovrebbe prevedere, dall’altra parte, il riavvicinamento della Russia all’Europa in modo tale da evitare di spedirla in braccio alla concorrenza cinese, perché Mosca è il terzo grande fornitore non allineato di energia del mondo. Il fastidio attuale del presidente degli Stati Uniti è di non riuscire a chiudere la guerra in Ucraina in breve tempo. Manca quel tassello lì, e tutto questo dipende anche dall’ostinazione dell’Unione europea di volere proseguire ostinatamente il conflitto”.


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