Fuori dalle correnti? Impossibile, si finisce isolati
Giulio Cainarca · 30 Marzo 2026
In questa puntata di “Autodafé” Giulio Cainarca racconta intervista Guido Salvini, magistrato per oltre 40 anni presso i Tribunali di Milano e Cremona, nonché una delle figure più autorevoli della magistratura italiana. Salvini ha infatti legato il suo nome a inchieste che hanno segnato la storia del nostro Paese: dalla riapertura del caso sulla strage di Piazza Fontana alle indagini sull’eversione nera e rossa, fino al complesso dossier sul calcio scommesse.
“Quando sono entrato in magistratura negli anni Ottanta ho constatato tra i miei colleghi molta più serenità e capacità di ascoltare e molto meno protagonismo di quanto non abbia poi progressivamente visto crescere negli ultimi anni. Mio padre Angelo, anch’egli magistrato, mi ha insegnato ad ascoltare tutti: imputati, avvocati, pubblico ministero, non avere i pregiudizi ideologici di alcun tipo e considerare sempre la persona che ti è davanti. Questa capacità di empatizzare – soprattutto nei processi penali – è però venuta sempre meno con il passare del tempo. Molti magistrati tengono la porta del proprio ufficio sempre chiusa: spesso hanno poca esperienza, sono un po’ arroganti, molto burocratici ed ebbri del proprio potere”.
“Non dimentichiamo tuttavia che vincere un concorso a 25 anni – che equivale a fare bene tre temi e dimostrare di conoscere bene le sentenze della Cassazione e il Codice penale – non concede il diritto automatico per tutta la vita di giudicare gli altri. Invece il magistrato ha acquisito mano a mano questo ‘poterino’ di decretare la libertà e l’onore di una singola persona, di una famiglia o di un’azienda. Purtroppo questa tracotanza non ti permette di avere una visione completa delle cose. Questo è un fenomeno che ho visto crescere, soprattutto in una certa oligarchia di toghe che lascia molto poco spazio a tutti gli altri: sono quelli delle correnti, del Csm, dell’Associazione Nazionale, che compaiono tutti i giorni sugli organi di informazione. Si tratta appena poche centinaia di persone su 9mila complessivi, ma sono coloro che vogliono avere in ogni modo il dominio totale. E questa situazione l’abbiamo vista molto bene negli ultimi mesi quando hanno concorso con una fetta del potere politico in vista del referendum sulla riforma della giustizia”.
