Ma a Nord ha vinto il Sì: è secessione elettorale

· 23 Marzo 2026


Cari ascoltatori, sarà stato anche l’influsso di questi giorni, in cui si è illuminato qualcosa di vivo con il saluto a Umberto Bossi, l’uomo che per primo pose al centro dell’agenda politica italiana la questione dei territori produttivi, dei vari squilibri su cui era costruito un falso equilibrio del Paese: ma ci è venuta la curiosità di soddisfare la domanda con cui ci eravamo lasciati nel nostro speciale sul referendum condotto da Antonino D’Anna. E la domanda è: in questa chiara sconfitta del fronte del Sì (e vittoria dello status quo, dell’Anm, di cui il campo largo è ormai una costola), come ha votato il Nord, come si sono espressi quei territori, in pratica l’architrave economico del Paese?

Al momento in cui andiamo in onda manca poco al risultato finale: sul sito di Eligendo, cui si appoggia il Ministero dell’Interno per aggiornare il responso sul voto, in Lombardia vince il Sì con il 53,67% e il No si ferma al 46,33%; In Veneto il Sì è al 58,41% e il No al 41,59%; in Friuli 54,47% per il Sì e 45,53% per il No; è testa a testa anche in Val d’Aosta e Trentino. Tutti risultati diversi dalla tendenza nazionale, che invece è consolidata per il No.

Ora, dato che i numeri sono impermeabili alle ideologie, qualche osservazione va fatta: l’area produttiva del Paese, dove operano intere filiere economiche – fatte di professionisti, piccoli imprenditori, artigiani, imprese diffuse – che si scontrano quotidianamente con le storture dell’attuale assetto della giustizia italiana (non che non accada altrove in Italia, la differenza sta nelle dimensioni dei comparti), ha dato una risposta peculiare. Quel popolo produttivo deve affrontare un sistema in teoria accusatorio ma più spesso inquisitorio, con la compenetrazione tra chi ti accusa e chi ti dovrebbe giudicare, e un pregiudizio politico che non ha a che fare con il merito della contestazione e meno che meno con chi combatte nella trincea dell’economia reale, in un Paese troppo statalista e ancora fondato sul saccheggio invece sulla creazione di un habitat a misura di chi fabbrica.

Ecco, i cittadini di questi territori si sono espressi indipendentemente dal partito che voterebbero alle elezioni, e il Sì ha vinto o stravinto. Questo ci racconta un disequilibrio del Paese di cui non si può non tenere conto: noi di Radio Libertà abbiamo più volte parlato di magistratocrazia…

Domani sui giornaloni sarà tutto un legittimo peana per la vittoria del No. Però – occhio che stiamo per dire una parolaccia – è un fatto che sulla giustizia esiste una secessione elettorale, e anche agli eccitatissimi custodi dello status quo questo dato dovrà dire qualcosa, dovranno rifletterci, perché questo squilibro sul lungo termine non si sa quanto sarà sostenibile.

Lo stesso ragionamento vale anche per lo schieramento che ha perso, perché anche se era un referendum su un merito, ha perso anche politicamente: ripetiamo, come già abbiano detto oggi in diretta, il centrodestra rifletta, perché quel dato antropologico è quello da cui ripartire: politiche fiscali più incisive, maggiore vivibilità per le imprese, disboscamento della burocrazia. Insomma le parole d’ordine di un centrodestra che voglia fare la rivoluzione liberale. Tutti, chi ha vinto e chi ha perso, dovranno fare i conti con quel dato nel nord.


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