Toh, il campo pro-pal non vota contro l’antisemitismo
Giovanni Sallusti · 4 Marzo 2026
Cari ascoltatori, in questo momento storico globale, con lo Stato di Israele – unica democrazia del Medio Oriente – impegnato in una guerra contro la teocrazia nazi-islamista di Teheran, con la recrudescenza dell’antisemitismo in Europa e in Italia, nelle università, con presentazioni di libri che devono avvenire clandestinamente, con docenti che non si allineano al verbo pro-pal cacciati dall’aula, e perfino con la cronaca delle ultime ore che racconta di turisti con la kippah aggrediti nelle nostre città, ebbene qual è l’ideona del campo largo?
Ricordiamo che “campo largo” ormai è traducibile con “campo ultra pro-pal”, e infatti l’abbiamo visto dividersi e comunque per gran parte non votare a favore del disegno di legge per il contrasto dell’antisemitismo, che ha avuto oggi un primo via libera al Senato con 105 sì, 24 no e 21 astensioni. Il campo ultra pro-pal ha dato (pessimo) spettacolo: Avs e Movimento 5 Stelle hanno votato contro, il gruppo del Pd si è astenuto tranne sei senatori che hanno votato a favore, guidati da Graziano Del Rio che aveva proposto un disegno di legge quasi analogo.
Il ddl è nato dalla proposta del capogruppo leghista Massimiliano Romeo, testo base esaminato in Commissione e infine approdato in aula. L’oggetto principale del contendere era la definizione di antisemitismo adottata nel dispositivo, che però è quella formulata dall’Assemblea plenaria dell’Alleanza internazionale per la memoria della Shoah, non da quattro sovranisti o da qualche parente di Netanyahu. Niente, neppure questa è piaciuta a lorsignori.
Eppure, fra le varie voci, è previsto che nei casi di antisemitismo rientrino incitare, sostenere o giustificare l’uccisione di ebrei; fare insinuazioni mendaci, disumanizzanti, demonizzanti o stereotipate degli ebrei; accusare gli ebrei come popolo di essere responsabile di reali o immaginari crimini commessi da un singolo ebreo o da un gruppo di ebrei; negare la portata storica e metafisica della Shoah, accusare gli ebrei come popolo, o Israele come Stato, di essersi inventati l’Olocausto; negare agli ebrei il diritto all’autodeterminazione; usare simboli associati all’antisemitismo classico per caratterizzare Israele o gli israeliani; fare paragoni fra la politica israeliana contemporanea e quella dei nazisti (questo è ormai un luogo comune nel campolargo o ultra pro-pal); considerare gli ebrei collettivamente responsabili per le azioni dello stato di Israele.
Questa piattaforma, che definisce l’antisemitismo contemporaneo, elaborata dall’Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto, non va bene a lorsignori perché i loro modelli di riferimento sono altri: per esempio la moglie del terrorista Marwan Bargouthi (il quale in Israele sta scontando diversi ergastoli) che tutti gli esponenti del campo largo o ultra pro-pal hanno recentemente portato in pellegrinaggio a Roma; e lo è Francesca Albanese, quella che accusa Israele di qualunque nefandezza internazionale e sposa acriticamente le tesi di Hamas, ai cui convegni è anche intervenuta.
Il risultato concreto, di cronaca politica, di questo milieu culturale è che oggi al Senato, eccettuati pochi dissidenti democratici, i cosiddetti progressisti si sono astenuti o hanno votato contro il disegno di legge per il contrasto all’antisemitismo. Game over.
