Dal 7/10 all’attacco Usa: ayatollah, suicidio perfetto
Giovanni Sallusti · 3 Marzo 2026
Cari ascoltatori, ora che la dittatura degli ayatollah è alle corde e barcolla sotto i colpi israelo-americani (oggi è stato raso al suolo l’edificio dove si teneva l’assemblea che doveva eleggere il successore di Khamenei), è il momento di rilevare quanto sia chiaramente stupido il fanatismo. Un’ottusità, una rigidità che cancella ogni consapevolezza strategica anche quando, come è nel caso dell’Iran, si tratta di un regime stratificato, con una sua intelligence e dei suoi piani, quindi non una banda di predoni scervellati: il fanatismo rende comunque ciechi.
Lo dimostra la nemesi cui sta andando incontro Teheran: aveva scatenato il pogrom del 7 ottobre finanziando, addestrando e usando i tagliagole di Hamas principalmente perché sperava di arrestare il corso della storia, cioè impedire che gli accordi di Abramo andassero in porto e si allargassero perfino all’Arabia Saudita, e quindi ostacolare il ridisegno del Medio Oriente attorno all’asse tra Israele e la principale potenza sunnita, che per Teheran è una bestemmia suprema.
Questo è sicuramente uno dei motivi che ha spinto il totalitarismo sciita a scatenare le sue belve. Tuttavia, la dinamica che è seguita è stata tutt’altra, una guerra ininterrotta tra lo Stato degli ebrei, con supporto della potenza americana, e il fronte del terrorismo manovrato dagli ayatollah, cioè Hamas, Houthi e Hezbollah, finché si è arrivati alla testa del serpente, all’attacco a Teheran.
Colpiti direttamente, costoro che hanno fatto? Niente di diverso dalla loro passata strategia: hanno coinvolto tutti gli Stati del Golfo, tutte le monarchie sunnite, in modo indiscriminato e casuale, lanciando missili e droni contro obiettivi per lo più civili, alberghi, aeroporti, generando così una minaccia per l’incolumità di chi vi abita e di chi vi soggiorna per turismo o per lavoro, e mettendo a rischio anche l’economia di quei Paesi.
Che cosa hanno ottenuto, gli ayatollah? Unanime sdegno e perfino una svolta storica da parte dell’Arabia Saudita, che si è detta pronta a entrare in guerra al fianco dell’America e di Israele. Oggi Riad ha anche rincarato la dose, definendo “codardi” gli attacchi iraniani alle sue strutture e alle basi militari che ospita, perché non sono partiti da là gli attacchi americani, ma dalle portaerei e dalle basi in Giordania.
Anche il Qatar, che è sempre stato indulgente con il totalitarismo iraniano, tanto da ospitare l’esilio dorato dei gerarchi di Hamas (vi ricordate? Dagli hotel a 5 stelle dicevano “ci serve il sangue dei bambini palestinesi”, con buona pace di chi straparlava di genocidio), secondo quanto riferito dalla televisione israeliana oggi ha attaccato l’Iran. I suoi esponenti di primo piano hanno detto che “l’Iran ha superato qualunque linea rossa”. Lo stesso vale, a maggior ragione, per gli Emirati arabi, per l’Oman, per il Bahrain.
L’Iran, guidato dal fanatismo omicida e antisemita degli ayatollah, ha appiccato l’incendio, creandone le condizioni ed etero-dirigendo il pogrom del 7 ottobre per fermare gli accordi di Abramo, e il risultato finale è che gli accordi di Abramo, al contrario, si sono rafforzati, supportati sul terreno da una convergenza militare che segue l’interesse (e la sicurezza) delle monarchie sunnite insieme con America e Israele; e in più si allargano all’Arabia Saudita, scavalcando anche i protocolli. La folle iniziativa iraniana ha cementato e allargato proprio quello che doveva distruggere, e ora per gli ayatollah sono guai.
È certo: il fanatismo ha tantissimi difetti, e tra questi c’è senz’altro la stupidità.
