Erba e Garlasco: parità? Il pm è sempre favorito
Giulio Cainarca · 26 Gennaio 2026
In questa puntata di “Autodafé” Giulio Cainarca racconta, insieme all’avvocato penalista Fabio Schembri, l’importanza del ruolo determinante dell’informazione nei due dei più famosi e importanti casi italiani di cronaca nera: l’omicidio di Garlasco e la strage di Erba. Se nel Pavese, infatti, la vicenda sulla morte di Chiara Poggi c’è stata la riapertura di un’inchiesta giudiziaria da parte di un’altra procura della Repubblica – e quindi molti giornalisti si sono sentiti più protetti e più coraggiosi nel raccontare i molteplici errori commessi – in provincia di Como la maggior parte dei cronisti non diede alcun peso agli elementi riportati dalla difesa di Olindo e Rosa. Anzi, si cercò in tutti i modi di silenziare determinati aspetti e l’opinione pubblica non ha dunque potuto conoscere molte di quelle criticità che potevano essere sottolineate fin da subito.
“Questa situazione pone per l’ennesima volta al centro una questione dirimente: ovvero che la tanto sbandierata parità tra accusa e difesa non esiste nella realtà. Perché le cose vere, i fatti oggettivi e tutti i punti sollevati dai legali degli imputati – che dovrebbero fare interrogare i giudici competenti – valgono molto meno di quelli che portano sia i pubblici ministeri sia, di conseguenza, l’informazione facilitata, sorretta e protetta dal manto protettivo della procura. E questa non è una questione meramente di principio, ma è soprattutto un fatto caratterizzato da una decisiva valenza pratica. Bisogna tutelare un bene fondamentale come quello della giustizia e il modo in cui viene amministrata a beneficio di tutti: perché come è capitato a Stasi, a Olindo Romano e a Rosa Bazzi, può capitare a tutti i cittadini. E occorrerebbe rendere concreti, operativi, pratici questi princìpi, anche aprendo alcune riflessioni in vista dell’attuale campagna referendaria sulla giustizia”.
