Manuale di terrorismo: perché il nuovo pericolo è il web

· 16 Gennaio 2026


In questa puntata di “Zoom”, Francesca Musacchio, giornalista de Il Tempo e direttrice di Ofcs.report, racconta quanto sia diventato complicato combattere le organizzazioni terroristiche, che in Europa sono diventate micro-reti del terrore caratterizzate da un esercito di circa 11mila lupi solitari. Il problema è acuito dal fatto che la radicalizzazione jihadista è diventata più digitale e adesso fa più paura, soprattutto dopo l’attentato a Bondi Beach, a Sydney. E anche in Italia l’allerta è massima.

“Tutte le realtà che hanno compiuto attacchi terroristici devastanti, come l’11 settembre o il Bataclan, non sono svanite: stanno soltanto adottando altre strategie. Isis e Al-Qaeda non sono scomparsi, per quanto risultino meno pressanti dal punto di vista della comunicazione. Le loro dinamiche relazionali sono diverse. Oggi preferiscono affidarsi a cani sciolti che colpiscono in autonomia, a volte anche auto-radicalizzandosi a casa loro, davanti al loro computer. L’indottrinamento che avveniva in determinati contesti, con il contatto personale, esiste ancora, ma oggi il web sostituisce gran parte di queste attività: quindi si rischia di non riuscire a tracciare chi sono questi personaggi. Se si espongono sul web per qualche motivo, allora le forze di intelligence che monitorano continuamente questo tipo di realtà riescono a intercettarli. Diversamente, il lavoro diventa difficile, soprattutto se questi nuovi estremisti non hanno una storia criminale alle spalle”.

“In Italia corriamo rischi? Nel nostro Paese è presente da decenni una sorta di filo-arabismo che spesso attraversa anche alcune frange delle istituzioni, cosa che traspare anche da alcuni partiti politici. Abbiamo avuto il famoso ‘Lodo Moro’, che prevedeva l’utilizzo del territorio italiano come base logistica (armi, guerriglieri) in cambio della garanzia che la penisola sarebbe stata risparmiata da attentati terroristici. Poi c’è stato un grande lavoro da parte delle forze dell’ordine e dei servizi segreti che hanno impedito, in questi ultimi 25 anni, che in Italia si verificassero terribili attentati come quelli avvenuti in quasi tutti i grandi Paesi europei. Resta il fatto che l’imponderabile, per definizione, è purtroppo sempre in agguato”.

“Nel 2026 ci dovremmo concentrare quindi sulla sicurezza delle frontiere, che implica non soltanto l’immigrazione, ma ha a che vedere anche con i profili della cyber-security applicata al terrorismo. Questo problema deve essere affrontato in modo strutturale e compiuto perché altrimenti nel nostro Paese ‘di transito’, in cui passano troppe persone, non è escluso che possa nascere un elemento di pericolo anche per noi stessi. Ecco perché il controllo dei confini, reali e digitali, dovrebbe essere una priorità da mettere in atto e completare al più presto”.


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