Gufi e gufastri, l’autonomia avanza: rassegnatevi

· 18 Febbraio 2026


Cari ascoltatori, a dispetto di gufi, gufetti e gufastri, il dossier dell’autonomia non solo non è fermo, ma oggi compie un passo in avanti significativo, perché il Consiglio dei ministri ha approvato gli schemi preliminari di intesa con le Regioni interessate, in questo caso Liguria, Veneto, Lombardia e Piemonte, sulle prime materie intorno alle quali si innescherà il processo di cessione di competenze ai governi dei territori.

Sono le famose materie “non Lep”, su cui si può iniziare quest’operazione, e sono materie affatto secondarie: riguardano la protezione civile, decisiva per la tutela dei cittadini, le professioni, la previdenza complementare e integrativa, argomento destinato a crescere di importanza, la tutela della salute con tutta la gestione delle risorse, e il coordinamento della finanza pubblica, altro snodo chiave per definire un buon governo territoriale, cioè libero dall’idrovora centralista.

Questa è la grande scommessa dell’autonomia, impegnare il governo del territorio, rispettare il pluralismo storico proprio della struttura dell’Italia e giocarsi la partita della meritocrazia e della responsabilità. Non a caso, uno di certo non avvezzo a facili entusiasmi, il ministro competente Roberto Calderoli, oggi ha detto: “Per la prima volta da quando si parla di regionalismo c’è un passaggio ufficiale per l’attuazione concreta dell’autonomia da parte del governo. Si tratta di un traguardo storico per il regionalismo, che mai ha visto l’avvio di un iter istituzionale propriamente detto. Ed è soprattutto una grande emozione personale, perché l’autonomia è la mia ragione di vita. Ora inizia ufficialmente il cammino per portare questi schemi di intesa all’approvazione definitiva, ma il passo avanti compiuto oggi è veramente decisivo”. Il percorso consisterà in un passaggio al parere della Conferenza unificata, poi entro 90 giorni al parere delle Camere con gli atti di indirizzo, e infine all’approvazione delle rispettive regioni.

Sembra un percorso bizantino, perché purtroppo il sistema centralista in voga da decenni è bizantino, prevede ridondanze. Ma è proprio in questo contesto che si gioca per migliorare, ed è il punto su cui cadono tutti i critici ideologici dell’autonomia. Da decenni viviamo in un sistema iper-centralista, come avviene in pochi altri Paesi, anche in Europa: in Francia, per esempio, hanno ragioni storiche, noi neanche quelle. Abbiamo assistito forse a una crescita armonica dei territori, alla fine del gap nello sviluppo del meridione, al miglioramento del benessere economico su tutta la penisola? No, quindi il centralismo ha fallito, questa è la premessa fattuale. Ma la nuova partita che si sta giocando è anche una delle ragioni fondative della Lega come entità politica, che si è candidata al governo del Paese anche e soprattutto per cambiarlo in questa direzione.

E anche qui i vari gufi, gufetti e gufastri che – speculando e rendendo un fenomeno politico un certo generale che per un anno avevano snobbato – si erano convinti che questi temi fossero archiviati, ebbene dovranno farsene una ragione: non lo sono affatto, sono la ragione sociale di una comunità politica e umana.

Oggi è stato fatto il primo passo ufficiale nella pancia di quel sistema che si vuole cambiare per una maggiore autonomia, per un maggiore federalismo, per un maggiore rispetto delle differenze virtuose che caratterizzano l’Italia. Ha ragione Calderoli, non è esagerato parlare di giorno storico.


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