Riello: “Fuga in Usa, via dai talebani green”
Alessandra Mori · 6 Maggio 2026
In questa puntata di “Pop Economia-Rumore”, Alessandra Mori discute delle difficoltà che un giovane capitano d’impresa deve affrontare nel gestire le proprie eccellenze italiane, insieme a Giordano Riello, erede dell’omonimo prestigioso gruppo industriale, leader nel settore della climatizzazione, pioniere dell’aria condizionata in Europa ed eccellenza del nostro Made in Italy.
“La scelta di aprire uno stabilimento produttivo negli Stati Uniti d’America nel 2027 risale allo scorso anno. Gli Usa stanno crescendo molto sulla sensibilizzazione sui temi dell’energia. Noi produciamo pompe di calore, per lo più chiller: quindi sistemi per raffreddare e riscaldare gli ambienti, utilizzando anche dei gas a basso impatto ambientale ed emettendo meno CO2 nell’atmosfera. Servire un continente dall’Italia, o comunque dall’Europa, diventava impossibile; o perlomeno molto complicato. Non solo per un tema banalmente logistico, ma anche per i grandi lacci che l’Ue sta imponendo sui temi energetici”.
“Io ritengo anche giusto che l’Europa si muova su politiche ambientali molto rigide. Però bisogna dare gli strumenti alle imprese per seguire queste politiche. Non si può pensare di chiedere all’impresa di ammodernare tutte le linee produttive in un anno. E quindi, per poter produrre ancora macchine con refrigeranti che vengono utilizzate in altre parti del mondo, siamo stati costretti ad abbandonare il suolo italiano e produrre anche negli Stati Uniti, perché i talebani dell’ambiente ci costringono non solo a non produrre più macchine, quindi chiller con gas refrigeranti tradizionali per il mercato europeo, ma non possiamo neanche produrli per l’esportazione”.
“Essendo l’unica azienda manifatturiera italiana in questo settore, controllata da una famiglia che ha sempre fatto dell’italianità il proprio orgoglio, è stata anche per noi una sconfitta essere obbligati dall’Europa a migrare in un altro continente per non perdere una fetta di mercato importante. Perché i nostri concorrenti, che sono multinazionali straniere, hanno già stabilimenti in tutto il mondo. Quindi a volte bisogna anche essere guidati dalla ragionevole capacità di discernere dove è giusto e dove è sbagliato muoversi in termini ambientali o perlomeno dare all’impresa gli strumenti e i tempi giusti e necessari per riqualificare i propri processi improduttivi. Altrimenti depauperiamo di competenza e di ricchezza il nostro tessuto industriale”.