Monfalcone islamizzata: oscurato Gesù

· 6 Giugno 2025


Cari ascoltatori, è arrivata un’altra agghiacciante scena di sottomissione culturale da Monfalcone, città che si candida sempre di più a essere il laboratorio di quello che ci aspetta, come se non bastasse la lezione di vicini Paesi europei, anche più avanti di noi sul sentiero dell’islamizzazione.

È successo che 4mila islamici si sono riuniti in preghiera per la “festa del sacrificio”, una delle ricorrenze più importanti della liturgia islamica, al Santuario della Marcelliana, dove è stato individuato uno spazio adeguato dove ospitarli per la preghiera collettiva, nei campi sportivi delle parrocchie di Staranzano e Monfalcone. Durante questo rito, culminato nell’invocazione “Allah akbar”, è stata coperta con un telo la statua di Gesù.

Ripetiamo: questi fedeli musulmani non avevano un luogo dove pregare, la parrocchia di Monfalcone mette gentilmente a disposizione i suoi spazi; ma, essendo una parrocchia cattolica, guarda caso c’è un’immagine raffigurante Cristo. E i suddetti fedeli musulmani, ai quali grazie alla parrocchia è stato garantito il diritto di preghiera, esprimono il loro ringraziamento coprendo con un telo la statua cristiana.

Il fatto in sé è già un cortociruito della narrazione buonista della convivenza multiculti: chi copre uno dei massimi simboli della civiltà altrui, pensa la propria civiltà in antitesi con quella, come sostitutiva, irriducibilmente altra. È l’idea del famoso motto della Fratellanza musulmana, “vi conquisteremo con il ventre delle nostre donne”, cioè a un certo punto saremo di più.

Monfalcone dunque si candida di nuovo a caso di scuola: il telo su Gesù sarà perenne? Questa sembra l’ottica racchiusa in questo gesto offensivo, per usare un eufemismo, che mostra come sui valori di fondo la convivenza tra civiltà sia molto difficile e a volte impossibile, come ha teorizzato Samuel Huntington nel suo saggio “Lo scontro di civiltà”, secondo il quale le civiltà tendono a scontrarsi in quanto universi valoriali chiusi o incompatibili tra loro.

Questo orrendo gesto ci riporta al problema dei problemi quando si parla di dialogo interreligioso, o della sua versione peggiorativa, il multiculturalismo. Qual è il grande assente, il convitato di pietra? È quella che Benedetto XVI chiamava autentica reciprocità. Il dialogo richiede una reciprocità, se no rischia di essere un monologo masochista, e in questo caso lo è, perché quando parlano loro nei nostri luoghi, che scegliamo di condividere, oscurano Gesù: questo è il paradosso in cui siamo intrappolati.

Bene quindi ha fatto l’ex sindaco e oggi europarlamentare della Lega Anna Cisint a stigmatizzare il fatto e il contesto: “L’Italia sta arretrando continuamente ed è un grave errore, bisognerebbe lavorare per riportare le persone nelle chiese, anziché cedere all’Islam pezzi così importanti”. Tra l’altro, alla preghiera erano presenti soltanto uomini, abitudine largamente patriarcale che evidentemente non turba quelli che strillano sul patriarcato italiano-europeo-occidentale, tanto meno le nostre pseudo-femministe, che sono un po’ come gli pseudo-progressisti: quelli che rischiano di aprire la strada ai peggiori oscurantisti.


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