Era comunista, non era comunista: così il ‘cantolargo’ si spacca anche su Guccini
Alessandro Gnocchi · 8 Agosto 2026
In questa puntata di “Alta tiratura”, Alessandro Gnocchi ricorda la figura Francesco Guccini, il cantatore modenese scomparso lo scorso 6 agosto a 86 anni nella sua casa di Pavana, sugli Appennini pistoiesi, dove viveva. Una prima cosa che si è notata sui giornali, è che pare che tutti i giornalisti lo conoscessero, e questo è un malvezzo: quando muore un personaggio famoso, che in quanto morto non può smentire, chiunque può dirsi suo amico intimo, e lo fa.
Molti giornalisti hanno fatto a gara su chi lo avesse visto vivo l’ultima volta: ognuno ne ha ‘preso’ un pezzettino. Un’operazione che si è ripetuta a livello politico, dove molti si sono portati a casa la parte che faceva loro più comodo. E così si è scoperto che è stato un cantatore identitario per la destra (anche se cantava la giustizia proletaria). Ma il capolavoro – come sempre accade in questi contesti – è della sinistra, che è riuscita a spaccarsi perfino su Guccini.
Infatti è andata in scena la grande (e solita) discussione sul fatto se Guccini fosse veramente di sinistra o meno. Massimo D’Alema, in un’intervista “mitologica” rilasciata a Repubblica, ha spiegato che il cantautore modenese non era veramente comunista, perché il vero cantautore comunista è Francesco De Gregori. Dubitiamo che quest’ultimo sarà contento di questa etichetta. Insomma: è la morte di Guccini è stata la scintilla che ha acceso la guerra del ‘cantolargo’, un giochino-specchio della politica italiana.
Molti sostengono – sempre a sinistra, tra l’altro – che Guccini stesso aveva detto di non essere comunista, ma di essere semmai anarcoide. Ci permettiamo di non essere d’accordo: i suoi testi sono stati spesso apertamente comunisti, anche se non organico al Pci, dai suoi brani emergeva il socialismo; ne “La locomotiva” affiorano le tematiche marxiste della lotta di classe e della “giustizia proletaria”, nonché l’istinto rivoluzionario.
A settembre uscirà postumo un suo romanzo inedito che s’intitola “Calde le pere!”, edito da Giunti. Del Guccini, che era scrittore vero, mi ha sempre positivamente colpito il sui dizionario del dialetto di Pavana. Questo è stato un tentativo di salvare la tradizione, un tentativo dal sapore filologico anche un po’ commovente, perché si tratta di testimoniare una lingua che, per motivi più disparati, è destinata a morire. E questo sforzo di salvarla è un messaggio molto bello e toccante.