La nemesi perfetta per quelli come la Ravetto: reincarnarsi in un pezzo degli scacchi
Giuseppe Braga · 10 Luglio 2026
Quelli come la Laura Ravetto, per acconcio contrappasso, dovrebbero reincarnarsi in un pezzo degli scacchi. La ex catonessa della Lega, oggi guerrigliera di Vannacci, si è aggrondata perché è rimasta bloccata in treno mentre andava a Parigi. Una piccola odissea plebea che in tutta evidenza non le si confaceva, così ha strizzato i social con un’invettiva sommaria contro Salvini, trascendendo as usual (in via Bellerio, dopo la sua dipartita, l’acufene non è più emergenza sanitaria).
È curioso che la Laura Ravetto si sia scomposta contro il suo ex segretario (se n’è andata da un mese e mezzo, non da dieci anni) come se ella provenisse da Avs e, perfettamente in tinta, si è spinta a parlare di “sequestro di persona”, così, alla Open arms: ed è la stessa Ravetto che un anno fa trombettava peana all’assoluzione di Salvini, il quale però in tribunale ha percorso un tragitto un filo più traumatico del suo Frecciarossa lumacone.
Perché costoro, lei e quelli come lei, dovrebbero temere moltissimo gli scacchi? Perché ogni pezzo degli scacchi o è bianco o è nero, da inizio a fine partita: non può cambiare casacca e nasce con un ruolo e un potere preciso che non possono essere violati. Ma costoro, comprimari megalomani, amano rifare le regole in corsa: sei una torre bianca e il nero è in vantaggio? Zac, diventi un alfiere nero. Sei un pedone che sta proteggendo un arrocco ma c’è un corridoio in bella vista? Molli il re e corri come un cavallo.
Degli scacchi, quelli come la Laura Ravetto potrebbero amare solo il fatto che i pezzi, essendo inerti, per servire a qualcosa devono esser presi con due dita per la testa e piazzati di peso in una casella utile per mano di un altro che pensa al posto loro e guida un gioco su cui non hanno alcun controllo: proprio come a loro accade sempre, parlandone da vivi.