Sicurezza un problema? Sì, ma prima si sentano italiani
Carlo Cambi · 10 Giugno 2026
In questa puntata della nostra rubrica “Gli scorretti – un antidoto al luogocomunismo”, Giulio Cainarca interroga Carlo Cambi sul tema riguardante i cosiddetti italiani di seconda generazione e su quale tipo educazione ricevono dai loro genitori, anche in merito al rispetto e alla gratitudine nei confronti del Paese che li ospita.
“Vi vorrei fare un esempio per spiegare bene come ci si dovrebbe comportare. Qualche anno fa a Melbourne mi sono imbattuto in un fruttivendolo siciliano e gli chiedo come mai non tornasse in Italia; lui mi rispose di essere innamorato del nostro Paese, ma che stando in Australia si è potuto permettere l’acquisto di tre case per i suoi figli. Alla successiva domanda per cui se allora quest’ultimi si sentissero internamente australiani, mi specificò che – pur essendo sono grati a quello Stato, loro parlano siciliano. Questo vuol dire vuol dire che nelle famiglie che arrivano dall’estero le radici sono comunque profonde, e se uno che arriva dall’estero vuole esprimere gratitudine al Paese che lo lo ha ospitato conformandosi alle regole ma mantenendo la propria identità, va benissimo. Il problema semmai è quando uno emigra e sfrutta il Paese di approdo per affermare la propria identità, che è esattamente il meccanismo che appartiene alla cultura musulmana”.
“Il tema è quello di trasformare quel richiamo alle radici da rivendicativo ad affettivo, facendo sì che la loro esistenza e la loro militanza sia a favore dell’Italia, come del resto una volta mi disse la pallavolista russa naturalizzata italiana Ekaterina Antropova. Parole del genere io difficilmente le ho sentite pronunciare da molte atlete di seconda generazione. La capacità di noi italiani – attraverso l’educazione, le nostre strutture e la presenza dello Stato – dovrebbe essere quella di dimostrare che la nostra accoglienza è basata su principi inderogabili. E se non valorizziamo la nostra identità, pensando ingenuamente di agevolare la loro, non potremmo mai accoglierli adeguatamente. Questo è stato il nostro l’errore, e la ‘bomba orologeria’ legata all’insicurezza e alla sottomissione culturale ce la stiamo coltivando a casa nostra”.