D’Annunzio vero libertario: dà ancora lezione al centrodestra

· 5 Aprile 2026


In questa puntata di “Alta tiratura”, Alessandro Gnocchi racconta la storia di Fiume, ovvero l’impresa compiuta da Gabriele D’Annunzio che, nel settembre del 1919, guidò i legionari verso la città adriatica contesa tra Italia e Jugoslavia alla fine della Prima Guerra Mondiale. E ne trae anche un’idea per il presente. Il Vate entrò in città senza sparare un colpo. Anzi: venne salutato come un eroe, come un liberatore. Del resto, la città di Fiume all’epoca era a maggioranza italiana, aveva già votato chiedendo l’annessione al regno d’Italia, ma le trattative tra i Paesi vincitori della guerra andarono in un’altra direzione. L’occupazione di Fiume finì il 25 dicembre 1920 per mano dell’esercito italiano, che dovette obbedire ai trattati di pace che aveva firmato e quindi fece sloggiare D’Annunzio.

Fiume incarna tuttavia un elemento che manca un po’ alla destra di oggi: lo spirito libertario. L’idea di un poeta comandante militare (e anche capo di Stato) attirò infatti verso Fiume una serie di personaggi sopra le righe: futuristi – quindi Filippo Tommaso Marinetti e Guido Keller – avanguardisti in ogni settore, grandi scrittori (come Giovanni Comisso), storici (Giuseppe Maranini), economisti, anarchici, sindacalisti rivoluzionari, perfino dei nudisti. E poi poeti da ogni parte d’Europa, come il belga Léon Kochnitzky, e infine giornalisti americani, pianisti, mistici orientaleggianti.

Da un certo punto di vista fu una specie di festa in cui si sperimentò un po’ di tutto, dall’omosessualità alle droghe, passando per l’apertura verso un tipo di cultura che veniva da Oriente e in cui si cercava di far rivivere per altri versi la grande stagione delle città-stato del Rinascimento. Tuttavia, oltre alla festa, c’era anche la rivoluzione, che trovava compimento nella carta costituzionale di Fiume: la Carta del Carnaro, che è un capolavoro scritto da Alceste de Ambris, sindacalista rivoluzionario di sinistra, e poi riscritta e trasformata in opera d’arte dal genio di D’Annunzio.

Alceste De Ambris e D’Annunzio avevano concordato i vari punti della Costituzione, basata sulla ricerca della felicità e della libertà, e introducendo diritti come la parità, il voto alle donne e la loro eleggibilità a ogni carica; prevedeva anche una serie di libertà (di espressione, di riunione) che in Italia non erano ancora garantite. Un testo costituzionale che non entrò mai in funzione perché l’esercito italiano assediò Fiume, per poi conquistarla con le armi nel Natale di Sangue del 1920.

Su questa impresa è stato appena ripubblicato “Alla festa della rivoluzione: artisti e libertari con D’Annunzio a Fiume” di Claudia Salaris. Si tratta di un libro di grande successo e molto divertente che racconta la trasgressione della società fiumana. Adesso è uscito in una nuova versione aggiornata. Salaris – forse un po’ esagerando – pone Fiume come ispirazione diretta del Sessantotto, ovviamente negli aspetti libertari, non quelli politici e pseudorivoluzionari. Oltre al libro, è in arrivo anche un film dallo stesso titolo, girato da Arnaldo Catinari. Peccato che nella pellicola ci sia uno scivolone ideologico, perché a Gabriele D’annunzio viene attribuita un’appartenenza alla sinistra e, addirittura, si lascia intendere che sia stato un anticipatore della cultura woke.

Cosa che ovviamente non è, anzi è proprio falso: stiamo parlando di un esponente della destra libertaria, che da un lato voleva il libero mercato e la concorrenza, e dall’altro pretendeva la massima libertà nella sfera privata. D’Annunzio desiderava uno Stato che stesse alla larga dalle nostre decisioni personali. Ecco perché la destra dovrebbe prendere un po’ lezione ed esempio dall’impresa di Fiume e, soprattutto, da questa cultura libertaria che in Italia fa così fatica a imporsi, probabilmente perché viene presentata male. L’obiettivo da porsi è capire che deve essere un’avventura spingersi nel mondo della libertà: e iniziare a riconsiderare tante cose che invece le ideologie danno per assodate. Ma assodate non sono.


Opinione dei lettori

Commenta

La tua email non sarà pubblica. I campi richiesti sono contrassegnati con *




Radio Libertà

Background