I gufi si rassegnino: l’autonomia proseguirà
Giuliano Zulin · 31 Marzo 2026
In questa puntata di “Regioniamoci sopra”, la nostra rubrica che si occupa dei temi che riguardano l’autonomia differenziata, Giuliano Zulin sbugiarda la retorica montata negli ultimi giorni – da quando il No ha vinto nel referendum sulla riforma della giustizia – secondo la quale anche il progetto istituzionale formulato dal ministro Roberto Calderoli avrà vita breve. In realtà le cose non stanno così.
A inizio aprile, infatti, verrà presentato alla conferenza unificata Stato-Regioni il pacchetto di intesa preliminare che riconosce a quattro Regioni del Nord una maggiore autonomia: Veneto, Lombardia, Piemonte e Liguria. I quattro punti sul tavolo delle trattative tra il governo nazionale e gli enti territoriali sono protezione civile, professioni, previdenza integrativa complementare e coordinamento della finanza pubblica in ambito sanitario. Per quanto riguarda quest’ultimo punto, si sa perfettamente che il 99% della sanità è regionalizzata; il tema, però, restano le risorse che arrivano da Roma, che sono regolate con paletti specifici. Anche perché, se un governatore locale spende male le proprie risorse, saranno poi i suoi cittadini a pagare di tasca propria i debiti sulla sanità.
Già adesso nelle Regioni dove i servizi sono scarsi e dove i presidenti delle giunte non fanno niente per migliorare questi servizi, si verifica il fenomeno del turismo sanitario: pazienti che vanno a curarsi specialmente al Nord, il che provoca l’allungamento delle liste d’attesa di Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, dove i medici e gli infermieri vengono subissati di lavoro e di turni massacranti, per stipendi che, per chi vive in determinate zone dove la costa della vita è diversa rispetto ad altre regioni, non sono propriamente elevati. Ecco perché, anche con il completamento della riforma dell’autonomia differenziata, si riuscirà a colmare questi divari tra le zone d’Italia.
Se nel 2006 il referendum sulla devolution venne vinto in Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia, nel 2026 – in queste stesse regioni – il sì alla riforma della giustizia ha prevalso. La volontà popolare di questi territori, caratterizzati dai ceti produttivi, viene storicamente calpestata: stiamo parlando di 18 milioni di italiani un terzo della popolazione che non viene mai ascoltato, considerato un cittadino di serie B. E allora, dopo 25 anni di prese in giro sulla riforma costituzionale sul Titolo V (voluta, tra l’altro, dal centrosinistra), è arrivato il momento di alzare la testa e di portare avanti delle istanze sacrosante, che rispettano la democrazia e che contribuiranno a far sì che questa sia la volta buona, e l’autonomia differenziata prenda il via definitivamente.
