Centrodestra, riprenditi i giovani: manuale di letture liberali
Alessandro Gnocchi · 29 Marzo 2026
In questa puntata di “Alta tiratura”, Alessandro Gnocchi riflette sui motivi per cui i sostenitori del Sì al referendum confermativo sulla riforma della giustizia non sono riusciti a convincere i giovani a votare a favore del provvedimento costituzionale voluto dal ministro Carlo Nordio.
Bisogna chiedersi che cosa è successo – nei trent’anni in cui è stato sulla scena politica – al centrodestra, che evidentemente non ha saputo seminare nel Paese una consapevolezza della convenienza delle regole del liberalismo. Regole che, poi, sono molto semplici: perché il liberalismo ci dice che l’individuo viene prima dello Stato ed è quindi è inviolabile, che è necessario il garantismo (cioè la presunzione d’innocenza) e che non si può ricorrere a metodi come la carcerazione preventiva, un sistema assimilabile alla tortura.
In tutto questo, l’elemento divertente è che molti commentatori di sinistra ci avevano raccontato, fino al risultato del referendum, che i giovani della generazione Z erano apatici, schiavi del computer e dello smartphone, disimpegnati e privi del senso della comunità. Ci sono fior di libri usciti su questo tema: ad esempio quello di Walter Siti (“La fuga immobile. Lo strano caso della Generazione Z”); lo stesso Michele Serra, con “Gli sdraiati”, descriveva una generazione abituata a stare sul divano e non spinta a partecipare alle manifestazioni di piazza come invece lo erano state quelle precedenti. Dopo di che, nel giro di 24 ore, quegli stessi giovani svagati, distratti e incompetenti in politica, sono diventati tutti miracolosamente dei Churchill in miniatura. E così lo stesso Serra, su Repubblica, sostiene che la vecchia casalinga di Voghera adesso è diventata una ragazza di Voghera molto sveglia perché è andata a votare No al referendum costituzionale. E non è da meno neanche Dacia Maraini, sul Corriere della Sera, per la quale i giovani abulici che bighellonavano senza avere idee, improvvisamente si sono trasformati in costituzionalisti.
Resta comunque il tema di fondo: l’incapacità della destra di far passare messaggi culturali capaci di creare consenso. Ci sarebbero anche i libri adatti: per esempio, editi da Rubbettino (collana “Biblioteca Austriaca”), Ludwig von Mises e Friedrich von Hayek – principali esponenti della Scuola austriaca di economia – che hanno messo in luce come il liberalismo non sia capace di presentarsi ai giovani e agli intellettuali come una grande avventura rivoluzionaria, perché toni paludati e analisi economiche tendono ad annoiarli. Ed è la stessa incapacità di scrivere bene a rendere poco attraente il concetto che non si parla di conservazione a vantaggio del più ricco, bensì di una rivoluzione a vantaggio di tutti, perché si presuppone che la ricchezza passi attraverso i consumi di chi ha il portafoglio molto meno pieno.
Per farsi un’idea, si può sfogliare il catalogo online di Rubbettino, messo in piedi principalmente da Dario Antiseri, che è appena mancato; e di guardare il catalogo di “Liberi Libri”, un’altra casa editrice che ha pubblicato libri dedicati alla storia del liberalismo, vista anche come impresa, come avventura. Questa casa editrice ha anche una collana di diritto estremamente interessante, in cui vengono presentate tutte le Costituzioni del mondo, paragonate tra di loro. Leggendo si può capire che la nostra è sì una nobile Costituzione, ma ce ne sono altre basate su princìpi più liberali – per esempio non fondate sul lavoro – che sono altrettanto valide e interessanti. Imperdibile “L’inno alla gogna” di Daniel Dafoe, che consente di avvicinarsi in maniera interessante (e non pesante) al mondo del liberalismo, che alla fine è ciò di cui questo Paese ha bisogno.
