Quando l’Oriana intervistò Khomeini: ecco la vera storia
Alessandro Gnocchi · 22 Marzo 2026
In questa puntata di “Alta tiratura”, Alessandro Gnocchi racconta le iniziative editoriali in arrivo in vista dei vent’anni dalla scomparsa di Oriana Fallaci. Una tra tutte è “Da grande farò la giornalista. 1947-1953: i primi passi al Mattino dell’Italia centrale” (Bur Rizzoli): una raccolta di suoi articoli a cura di Giuseppe Fedi e Piero Meucci, dalla quale si comprende la bellezza della sua scrittura e la sua arguzia già dagli articoli di inizio carriera, per lo più di gossip e di cronaca bianca.
Ma ciò che è più notevole della grande scrittrice e giornalista è che la sua attualità con il passare del tempo non ha subìto un calo, anzi è diventata ancora più interessante. E per capirlo è sufficiente raccontare la storia della sua intervista in Iran all’ayatollah Khomeini: un faccia a faccia che è diventato famoso nella storia perché lei si tolse il velo e il chador davanti a lui che, a quel punto si alzò, se ne andò e interruppe l’incontro.
Il dialogo fu un vero duello senza esclusione di colpi, nel senso che lei rinfacciò a Khomeini di avere messo in piedi una spietata teocrazia, di aver oppresso il popolo e di confondere lo Stato con la Chiesa: insomma, tutte le obiezioni che noi occidentali potremmo rivolgere oggi a uno Stato retto dalla sharia, cioè dalla legge divina dell’Islam. Per arrivare a incontrarlo era stata messa in atto una manovra di avvicinamento molto lunga, perché Khomeini non veniva intervistato ogni giorno, men che meno da una donna. La Fallaci venne presa in carico da un signore che faceva parte dei servizi segreti e con il quale fece un lungo viaggio in macchina.
Quando il viaggio e la trafila burocratica parevano conclusi, ecco il gigantesco ostacolo inaspettato: Khomeini pose come regola che la donna che lo doveva intervistare fosse sposata, cosa che la Fallaci non era. Per fortuna il suo autista le fece notare che nell’Islam esiste la possibilità di sposarsi per poche ore (probabilmente il modo con il quale un uomo nell’Iran dell’epoca poteva avere una donna senza doverci fare dieci figli). E allora lei lo fece: per quattro giorni prese marito l’ambasciatore Baghir Nassir Salami.
Khomeini era una persona di cultura, aveva studiato in Francia e riteneva che l’Europa fosse un continente immorale e quindi destinato alla decadenza: ecco perché aveva deciso che la sharia fosse la legge ideale sotto la quale far vivere l’intera popolazione iraniana. Dopo avere vinto la rivoluzione, mise nel mirino gli Stati Uniti e lo Stato di Israele, che per l’ayatollah andava semplicemente cancellato dalla carta geografica. Fallaci gli chiese conto di tutto questo, ma si scontrò con un muro di gomma, prima che lo stesso Khomeini sbottasse, mostrando la natura non proprio rassicurante non solo sua, ma dello stesso regime. Tutte queste questioni, infatti, sono rimaste sul tavolo e lo sono ancora oggi e con maggior forza a causa della guerra che abbiamo visto scoppiare tra Usa e Israele da una parte e l’Iran dall’altra. Un conflitto che ci si augura non degeneri, ma che purtroppo è nelle ipotesi fin da quel momento in cui la Fallaci raccontò che cosa fosse effettivamente successo nella vecchia Persia.
