Gli iraniani temono più il regime delle bombe
Alessandra Mori · 18 Marzo 2026
In questa puntata di “Pop Economia-Rumore”, Alessandra Mori discute della complicata situazione in Medio Oriente in con Leila, attivista di “Donna, vita, libertà”, il movimento di protesta nato in Iran nel settembre 2022, a seguito della morte di Mahsa Amini, 22enne arrestata dalla polizia morale per non aver indossato correttamente il velo.
“Proprio pochi giorni fa è stato presentato all’Onu un rapporto molto importante sull’Iran da parte di Mai Sato, l’attuale Relatrice Speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani nella Repubblica Islamica dell’Iran. Questo report descrive una situazione estremamente drammatica nel 2025 in quel Paese: oltre 1.500 persone sono state giustiziate molte dopo processi durati molto poco, spesso con un’accusa legata alla sicurezza dello Stato utilizzato contro il regime. Ci sono tanti detenuti solo perché sono stati contro il governo e non sussiste veramente un’accusa vera. La risposta delle autorità iraniane è sempre stata estremamente violenta, con torture e tanti casi segnalati di stupro da parte del governo contro le donne detenute in Iran. Le cifre sono veramente scioccanti”.
“L’obiettivo dichiarato da Stati Uniti e Israele è dare alla popolazione iraniana la possibilità di rovesciare il regime, ma certamente – per aiutare a portare a compimento questa operazione – il colpo finale dovrebbe scaturire dallo stesso popolo iraniano. Recentemente ho sentito, tra i pochi collegamenti che sono riuscita ad attivare con l’Iran, la mia famiglia e i miei amici. Per loro dicono che la guerra è spaventosa, ma la cosa più sconvolgente è un’altra: quando loro riescono mettersi in contatto, infatti, mi dicono che il loro timore più grande non è tanto la guerra in sé, ma quanto che il conflitto finisca senza un cambiamento reale. Ecco perché è necessario comprendere in quale situazione ci troviamo visto che, mentre parliamo del nostro odio per la guerra, dovremmo anche chiederci come si arriva al punto per cui gli iraniani hanno più paura di vivere sotto il regime islamico che di vivere sotto i bombardamenti”.
