Roma Capitale a razzo, perché l’autonomia no?
Giuliano Zulin · 17 Marzo 2026
In questa puntata di “Regioniamoci sopra”, la nostra rubrica che si occupa dei temi che riguardano l’autonomia differenziata, Giuliano Zulin analizza la riforma che andrà a incidere sui poteri di “Roma Capitale”. Il testo prevede la modifica dell’articolo 114 della Costituzione, con l’inserimento del Comune tra gli enti costitutivi della Repubblica Italiana. Il ddl prevede anche l’attribuzione a Roma Capitale di funzioni legislative di tipo concorrente e residuale su diverse materie: trasporto pubblico locale, polizia amministrativa locale, governo del territorio, commercio, valorizzazione dei beni culturali e ambientali, promozione e organizzazione di attività culturali, turismo, artigianato, servizi e politiche sociali, edilizia residenziale pubblica e organizzazione amministrativa.
Inoltre è stato trovato, tramite la formulazione di un emendamento da inserire in Costituzione, il seguente accordo: “La legge dello Stato può attribuire ai comuni capoluogo delle città metropolitane specifiche e ulteriori funzioni amministrative sulla base dei principi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza”. In questo modo, oltre a Roma, anche altre città potranno avvalersi di tali benefici: Milano, Napoli, Torino, Bologna e Venezia. Resta però ancora in ballo il tema sulle competenze: ad esempio la gestione dei rifiuti e il turismo. E, dal punto di vista dell’amministrazione romana, si sostiene che alcune modifiche ai poteri di Roma passerebbero anche da una legge ordinaria. Il sindaco Roberto Gualtieri ha infatti dichiarato: “Tutto è legato al tema delle risorse, che per noi è fondamentale per avere un beneficio effettivo. Non è che a Roma servono tutti i poteri, non serve fare di Roma una regione, non avrebbe senso. Serve rafforzare i suoi poteri su una serie di dimensioni, alcune amministrative, alcune legislative e soprattutto di commisurare le risorse ai compiti”.
Stante questa intesa bipartisan, si potrebbe andare veloci in Parlamento sulla votazione conclusiva. Rimane comunque un punto su cui riflettere: se la riforma sull’autonomia differenziata, di cui si sta parlando da 25 anni, non va più bene al centrosinistra (che pure, con Bonaccini e la Schlein, era d’accordo fino al 2022), perché adesso i sindaci del Partito democratico desiderano ardentemente questi superpoteri per le città metropolitane in fretta e furia? Il Pd ora parla solo di avere più poteri per le “città Stato”; però, prima di avventurarsi in una riforma della Costituzione che poi necessiterà di provvedimenti attuativi, magari se andassimo a completare l’autonomia differenziata, forse faremmo del bene ai cittadini.
