Churchill via dalla sterlina? Ma siete matti!

· 15 Marzo 2026


In questa puntata di “Alta Tiratura”, Alessandro Gnocchi racconta l’assurda campagna di comunicazione portata avanti in Inghilterra per far sì che l’immagine di Winston Churchill sia rimossa dalle sterline e venga sostituita da quella di un uccello o di un animale selvatico. Un’icona, quella di Churchill, che negli ultimi anni ha già subìto altre incredibili vessazioni: prima gli hanno tolto il sigaro nelle fotografie ufficiali, poi hanno cominciato a vandalizzare le statue. Adesso vogliono farlo sparire dalla carta moneta. A questo punto, come commenta giustamente Luigi Mascheroni su “il Giornale”, gli inglesi avrebbero meritato che Churchill avesse lasciato invadere l’isola britannica dai nazisti.

Ma perché la Banca d’Inghilterra sta seriamente pensando di rimuovere i volti dei grandi della storia, in particolare quello del grande statista inglese, dalle sterline? I motivi sono essenzialmente due. Il primo è tutto ideologico, cioè il bisogno di celebrare la natura. Il secondo, più tecnico, è perché pare che i disegni di fauna e flora siano più difficili da contraffare rispetto al ritratto di un volto umano. Un consulente dell’operazione, Nadeem Perera, è un ecologista alternativo che ha fondato il collettivo “Birdwatching Flock Together” per incoraggiare le persone a entrare in contatto con la natura e a migliorare la salute mentale. La cosa che lascia di stucco, oltre alla tipica stupidità riconducibile alla cancel culture, è che se gli inglesi cancellano i volti dei personaggi famosi dalle banconote dovranno togliere anche Jane Austen, una donna, e Alan Turing, un omosessuale. Quindi l’ideologia woke finisce per ottenere l’effetto esattamente opposto ai suoi scopi.

La cancel culture ha avuto degli aggiornamenti nel corso degli anni: prima c’era il politicamente corretto, poi è passata l’idea di cancellare le tracce di una civiltà – la nostra – che ha comunque garantito un’epoca di ricchezza, di progresso e anche di libertà che l’umanità prima non aveva conosciuto, seppur con tutti i difetti possibili e a prezzo di mille ipocrisie e di guerre terribili. La società occidentale ai sostenitori di questa ideologia pare ormai vetusta, e immancabilmente si innesca una scalata che porta agli eccessi, di cui un esempio è quello delle banconote. In passato due autori si sono interrogati in modo molto profondo su questo tema generale. Il primo è Alain Finkielkraut, di cui consigliamo “L’identità infelice”, che sarebbe quella dell’Europa. Lo scrittore sostiene che l’Europa ha deciso di rinunciare ad avere una propria identità, per trasformarsi in una comunità di accoglienza. Peccato che, in questo modo, abbia rinunciato anche a ciò che di buono aveva prodotto: i lumi, la separazione tra Stato e Chiesa, le libertà individuali e i diritti. E rinunciando ad avere un’identità propria rischia di buttare a mare tutto quanto.

Ancora più netto e chiaro fu Roger Scruton. Filosofo inglese di area conservatrice, Scruton portò all’attenzione di tutti gli studiosi (ma anche del grande pubblico) il termine “oicofobia”, che significa odio della propria patria, odio di se stessi. “Le giovani generazioni” diceva, “vengono allevate nell’odio, educate nell’odio e nel disprezzo di ciò che noi siamo, della nostra cultura e, di conseguenza, sono spinti ad abbracciare culture diverse dalla nostra che alla fine sono incompatibili con la nostra e finiscono per minarla alla base”. Ma noi non abbiamo voglia di cedere le nostre libertà individuali, e ci teniamo molto anche a far parte dell’Occidente, in tutti i sensi, anche quello militare. Ed è per questo motivo che facciamo tesoro delle lezioni di Finkielkraut e di Scruton. Non è così, come abbiamo visto, in Inghilterra, ma speriamo ancora che Winston Churchill alla fine rimanga sulla banconota: ci è simpatico.


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