Arci-pedrofili confusi sul No: in Spagna è legge il Sì!
Giovanni Sallusti · 5 Marzo 2026
Cari ascoltatori, abbiamo capito che il premier spagnolo Pedro Sánchez sta bene su tutto ed è il nuovo alfabeto delle anime belle. Ma come al solito lorsignori pedrofili si sono distratti per eccesso di eccitazione: la vetta surreale di queste ore è stata conquistata dall’Arci di Roma, che ha costruito attorno al ritratto del nuovo eroe delle truppe progressiste una campagna con tanto di volantino per il No al referendum. Una foto enorme con il faccione di Sánchez, la scritta ‘vota No al referendum’ e sotto un virgolettato del premier spagnolo, che ovviamente con il referendum c’entra come Radio Libertà con la fisica delle particelle.
Lorsignori hanno del tutto dimenticato il quesito referendario e hanno citato così il premier spagnolo: “La domanda non è se siamo a favore degli ayatollah. La domanda se siamo dalla parte della legalità internazionale e della pace”. Cioè una castroneria colossale, una frase riferita alla guerra in Medio Oriente, all’incendio globale, non al referendum sulla giustizia italiana: ma i due temi vengono sovrapposti con un contorcimento a dir poco dadaista (a parte il delirio in sé del virgolettato, che parifica la macelleria islamica degli ayatollah e l’azione di Stati Uniti e Israele).
Ma c’è di più, e questo sì che è insuperabile: in Spagna c’è la separazione delle carriere tra magistrati inquirenti e magistrati giudicanti, proprio una delle architravi del Sì, della riforma della giustizia italiana. In Spagna infatti esistono due percorsi distinti fin dalla formazione, uno per diventare giudice e uno per diventare pubblico ministero, in luoghi distinti con studi distinti (presso la scuola giudiziaria o presso il centro di studi giuridici). Sono due corpi indipendenti l’uno dall’altro, proprio uno degli obiettivi della riforma voluta dal centro-destra.
Non solo: anche a livello di autogoverno, un altro snodo fondamentale della riforma, in Spagna la distinzione è netta e logicamente a carriere separate corrispondono autogoverni separati, anche qui la medesima impostazione della riforma in Italia.
Anzi, la Spagna va oltre: ha un sistema in cui i giudici rispondono al Consejo general del poder judicial, che è un organo costituzionale indipendente volto a garantire l’autonomia della magistratura dal potere politico; ma i pubblici ministeri in Spagna fanno capo alla Fiscalia General del Estado, il cui vertice è il procuratore generale, che viene nominato dal re su proposta del governo! In pratica in Spagna vige, direbbero i fautori del No, l’assoggettamento bieco dei pm (separati dei giudici) all’esecutivo. Cosa che in Italia la riforma Nordio non prevede…
Da questo gigantesco infortunio di lorsignori traiamo due conclusioni. La prima è che questa campagna con volantino dell’Arci che arruola la Spagna di Sánchez nel fronte del No aggiorna il concetto di autogol politico e fa davvero ridere. La seconda è che il fronte più ideologizzato del no non chiede di votare nel merito, non gliene frega niente di migliorare e adeguare il sistema della giustizia ai canoni delle democrazie occidentali, perfino quelle un po’ scalcagnate come la Spagna. Quel fronte vota solo per ideologia e riporta vuote parole d’ordine, per puro richiamo della foresta. Costoro invitano a un voto cieco, come lo è ogni ideologia, in maniera così sconsiderata da mettere il No alla separazione delle carriere a fianco di un Paese dove le carriere sono separate. Fate voi…
