Controllo del petrolio e degli stretti: Trump passa dall’Iran per frenare la Cina

· 3 Marzo 2026


Al centro di questa puntata de “La cittadella”, il talk show prodotto da Radio Libertà assieme alla piattaforma di contenuti online e social Galt, che si occupa di temi politici, sociali e di costume della nostra era e delle “culture wars”, Francesco Borgonovo, vicedirettore de la Verità, Matt Carus e Massimo Salvati discutono della fine del lungo regime iraniano – e dell’uccisione dell’ayatollah Ali Khamenei – insieme con Pierfrancesco Maiorino, capogruppo del Partito democratico della Regione Lombardia, Andrea Borello, influencer geopolitico, e Roberto Donghi, presidente del Consiglio comunale di Seveso.

“Nelle nostre analisi sulla guerra in Medio Oriente non possiamo dimenticare un soggetto fondamentale come la Cina. Donald Trump non ha bombardato l’Iran per accaparrarsi il petrolio degli altri. Lo fa per una questione molto semplice: sia questo Paese sia il Venezuela sono fondamentali per la fornitura del petrolio e dell’energia al governo cinese. Riuscire in qualche modo a ‘bloccarlo’ diventa molto importante per noi occidentali. Xi ha dichiarato di volere occupare Taiwan – e l’unico modo possibile è l’invasione militare – e per farlo ha bisogno di uscire dal Mar della Cina. Tuttavia, allontanando il petrolio venezuelano, si è tagliata una fetta importante di rifornimento in caso di guerra”.

“La Cina dipende per il 70% delle proprie importazioni petrolifere dall’estero, in primis da Venezuela e Iran. Ora gli Stati Uniti d’America – quindi il mondo occidentale -possono controllare due stretti fondamentali: il primo, che già controllava, con l’aiuto di Giappone, Australia e India, è lo stretto di Malacca. Il secondo è lo stretto di Hormuz. Tutto questo significa che la Cina potrà continuare a comprare petrolio anche dal ‘nuovo’ Iran, dall’Arabia Saudita e dalla Russia, ma in caso di guerra per l’occupazione di Taiwan, grazie a queste operazioni di deterrenza, la sua Marina militare non potrà gestire logisticamente un eventuale conflitto internazionale. Basterà chiudere quegli stretti e tutta la catena di approvvigionamento. A Pechino resterebbe solo la Russia, e al momento Trump non ha interesse a spingere anche su Putin”.


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