Sorpresa: nel 2022 i killer di Quentin collaboravano con il Comune di Lione!

· 24 Febbraio 2026


Al centro di questa puntata de “La cittadella”, il talk show prodotto da Radio Libertà assieme alla piattaforma di contenuti online e social Galt, che si occupa di temi politici, sociali e di costume della nostra era e delle “culture wars”, Francesco Borgonovo, vicedirettore de la Verità, Matt Carus, Massimo Salvati e e Benedetta Ferdani discutono con Andrea Ballarati, organizzatore del Remigration summit di Gallarate, Kiro Attia Ayman, cugino di Aba Youssef (il ragazzo che è stato accoltellato un mese fa a La Spezia), e Vanessa Combatelli, scrittrice, docente e analista strategica, di remigrazione e dei comportamenti vergognosi contro il corteo di Lione, dove Combatelli era presente, in memoria di Quentin Deranque, ucciso da parte di un gruppo universitario di sinistra.

Il suo racconto: “La manifestazione è stata assolutamente ordinata e pacifica, degna di un momento serio, di riflessione, di raccoglimento, di lutto. C’erano presenti oltre 3mila persone da tutta Europa che hanno intonato l’inno di Lione e che si sono inginocchiate nel luogo in cui Quentin è stato ucciso a botte. Purtroppo, però, ci sono alcune altre considerazioni importanti da fare. Innanzitutto, il racconto farlocco che i media hanno fatto di questa manifestazione, inventandosi canzoni fasciste e naziste che sarebbero state eseguite dai manifestanti. In secondo luogo, l’indegna presenza dei manifestanti di sinistra lungo i marciapiedi (antifascisti e ragazzi nordafricani), in coda e in testa al corteo, che ridevano e giravano video con lo smartphone. Non solo: ma dai balconi in cui erano accalcate centinaia di persone siamo stati raggiunti da sputi e lanci di uova, mentre da sopra si inveiva contro il corteo”.

“Ricordiamo che l’attuale sindaco di Lione, Grégory Doucet, ha collaborato con Jeune Garde, il gruppo antifascista di violenti che è stato sciolto nel 2025 (ma il provvedimento è ancora sotto ricorso e ci sono esponenti attivi), indiziato per l’uccisione del 23enne davanti all’università di Lione. Sotto la guida del primo cittadino, il Comune lionese ha collaborato strettamente proprio con Jeune Garde: il vicesindaco per la sicurezza Mohamed Chihi ha confermato la collaborazione nel 2022 come parte della “strategia antifascista” della città”.

C’è, per esempio una intervista rilasciata da Chihi alla rivista Petit bulletin a febbraio 2022: “Abbiamo chiesto alla polizia municipale di prestare particolare attenzione agli assembramenti attorno a questi locali e al comportamento di questi gruppi di estrema destra. La seconda cosa che abbiamo implementato è stata una videosorveglianza specifica attorno a questi locali. Abbiamo anche lavorato con altri gruppi, incontrando in particolare Muriel Ressiguier, presidente della commissione d’inchiesta dell’Assemblea nazionale sulla lotta contro i gruppi di estrema destra, e il deputato Thomas Rudigoz. Abbiamo invitato intellettuali a fornire contesto, comprenderlo e offrire prospettive, in particolare Alain Chevarin e Nicolas Lebourg. Questo è anche il lavoro che stiamo portando avanti con associazioni profondamente coinvolte in queste lotte, come l’associazione Planning familial, la Jeune Garde e altre organizzazioni”.

Una strategia che secondo alcuni (ma questa voce è stata smentita dall’amministrazione) avrebbe consentito a tale gruppo di accedere alla videosorveglianza della città per monitorare l’attività dei rappresentanti di destra.

“C’era tensione. Le ragazze presenti al corteo erano poche e stavano protette all’interno del corteo ogni volta che arrivavano dei contromanifestanti. Però, al termine del corteo ufficiale, quando siamo tornati alle macchine, siamo stati avvicinati da una macchina di nordafricani che realizzavano dei filmati e lanciavano delle bottiglie: la situazione si è scaldata parecchio, anche perché le forze dell’ordine non erano più presenti e noi non sapevamo chi poteva esserci dietro gli angoli delle strade. Insomma, siamo in pieno clima di terrore: essere di destra oggi è pericoloso per chi lo è, non per gli altri. Non si è al sicuro e bisogna combattere ogni giorno per raccontare la verità, visto che viene stravolta da chi commette crimini sanguinari”.


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