Chi è contro il Board of peace? Gli amici della Cina comunista
Carlo Cambi · 18 Febbraio 2026
In questa puntata della nostra rubrica “Gli scorretti – un antidoto al luogocomunismo”, Giulio Cainarca interroga Carlo Cambi sul Board of Peace e sull’opportunità o meno che l’Italia partecipi, come Paese osservatore, a questa organizzazione internazionale il cui obiettivo è “promuovere la stabilità, restaurare un governo affidabile e legittimo, e assicurare una pace duratura nelle aree afflitte o minacciate da conflitti”.
“In base all’articolo 11 della nostra Costituzione noi non dovremmo avere rapporti diplomatici con nessun Paese che fa azioni di guerra: quindi parleremmo solo con San Marino e lo Stato Vaticano, praticamente. La verità è che questo Board of peace, nelle intenzioni di Donald Trump, si avvierebbe a sostituire l’Onu, che ormai ha perso completamente qualsiasi dignità, efficacia e capacità di incisione. E sarebbe da pazzi non andare a partecipare a qualcosa che ti consente di mettere le mani sulla ricostruzione di Gaza, che vale circa 750 miliardi di euro e che ti permette di rinsaldare un legame occidentale molto forte”.
“Il discorso è che una delle ragioni per cui non vogliono che noi partecipiamo è che la Cina si trova fuori da questo gioco, tant’è i vertici americani utilizzano proprio il Board of peace per delineare una nuova Yalta. Tra l’altro, non dimentichiamo che in Giappone è stata appena nominata primo ministro Sanae Takaichi, la quale ha già annunciato di volersi associare alla Nato, per quello che riguarda le operazioni in Medio Oriente, perché il suo Paese ha un problema di rapporto con la Cina e vuole rientrare a pieno titolo nell’orbita delle alleanze economico-strategiche occidentali”.
“C’è chi contesta l’efficacia del Board of Peace perché al suo interno hanno un ruolo non irrilevante Paesi come il Qatar e la Turchia che, secondo molti osservatori, non sarebbero garanzia di buona riuscita delle operazioni. Ma è evidente che entrambi ci stanno in funzione anti-Iran; e i turchi possiedono il secondo esercito della Nato. Sono tra i principali sponsor di Hamas? L’importante è mettersi d’accordo: se Francesca Albanese viene ripudiata in quanto amica di Hamas va difesa, però poi se dentro il Board ci sono gli Stati vicini a Hamas allora non bisogna più entrare? La manovra di questa organizzazione internazionale è chiarissima: emarginare l’Onu dallo scenario internazionale, perché non serve più a nulla. E, guarda caso, tutti coloro che tifano per Pechino sono stati esclusi. Anche perché l’Onu, di fatto, ormai è a trazione musulmano-cinese ed è il luogo dell’anti-occidentalità per eccellenza”.
