Con l’autonomia stop al far west degli autovelox
Giuliano Zulin · 17 Febbraio 2026
In questa puntata di “Regioniamoci sopra”, la nostra rubrica che si occupa dei temi che riguardano l’autonomia differenziata, Giuliano Zulin fa un focus su un ambito strettamente pragmatico, che ha a che fare con la quotidianità di una fetta consistente dei cittadini italiani: la presenza degli autovelox sul territorio del nostro Paese. Un tema emblematico che rappresenta plasticamente le differenze che ci sono tra il Nord e alcune regione del Sud Italia.
Nel dicembre 2025 la rivista “Quattroruote”, punto di riferimento del mondo delle autovetture, ha censito la presenza degli autovelox in base a dati forniti dal Ministero dei Trasporti di Matteo Salvini, a seguito di una sentenza emessa dalla Corte di Cassazione che sollecitava di regolamentare e di tenere attivi solo i rivelatori di velocità omologati. Quello che che balza all’occhio è il dato relativo ai numeri di tali dispositivi presenti a seconda delle zone geografiche: in Lombardia ci sono 503 autovelox censiti, in Emilia Romagna 420, in Piemonte 379 e in Toscana 292. Ma se partissimo dal fondo della classifica, scopriremmo che in Basilicata ce ne sono solo 14 censiti, in Molise 16 (così come in Valle d’Aosta), in Sardegna 25, e in Calabria 47.
Qualcuno potrebbe sostenere che le differenze numeriche dipendano dalla diversa conformazione dei vari territori: vero. Prendiamo allora due regioni uniformi per numero di abitanti e per morfologia: il Veneto e la Campania. Nella prima ci sono 444 autovelox omologati, nella seconda 48. In poche parole: in Veneto ci sono 9,1 velox per 100mila abitanti, in Campania 0,9. Insomma: se la sicurezza sulle strade è fondamentale – e la presenza di un rilevatore di velocità è sicuramente un deterrente – perché allora questo tema sta così a cuore sono in alcune zone d’Italia? Senza tenere conto, tra l’altro, che in un comune come quello di Napoli una multa su due non viene pagata, perché l’amministrazione locale non è in grado di riscuoterla. La salvaguardia della viabilità e la prevenzione degli incidenti, invece, dovrebbe essere una priorità per tutte le regioni; altrimenti – con questo far west degli autovelox – tutti i discorsi di equità a 360 gradi vengono completamente a meno. Anche in questi casi afferenti agli autovelox, quello che si può notare è che la differenza nell’efficienza dei servizi attivi è la responsabilizzazione degli amministratori. Vale per il discorso sulla sanità, che richiede a gran voce la piena entrata in vigore dell’autonomia differenziata, e vale anche per la sicurezza stradale.
