“Artivisti” e femministe, imparate da Kiefer
Alessandro Gnocchi · 8 Febbraio 2026
In questa puntata di “Alta Tiratura”, Alessandro Gnocchi racconta l’apertura della mostra milanese “Le Alchimiste” di Anselm Kiefer a Palazzo Reale: probabilmente l’evento culturale più importante degli ultimi tempi, destinato a essere ricordato. Stiamo parlando di un artista tedesco, nato nel 1945, particolarmente legato alla città di Milano e con una carriera che ha subìto un’evoluzione radicale molto profonda.
I suoi inizi professionali sono stati piuttosto “provocatori”: ha riletto la storia del nazismo mettendo il dito nella piaga in un momento del dopoguerra in cui nessuno ricordava volentieri – nonché con coscienza critica – gli anni ’30 e ’40 della Germania: Kiefer lo ha riportato al centro della riflessione, si faceva fotografare nelle piazze conquistate dai nazisti in giro per l’Europa con il braccio teso, dopo di che questa figura simil-nazionalsocialista veniva calata all’interno di libri d’arte oppure dentro grandi tele, che quindi non erano esattamente semplicissime da far esporre. Ne ricavò accuse di neonazismo totalmente campate in aria e di conseguenza ebbe parecchie difficoltà lavorative ed economiche.
Con il passare del tempo, l’interesse del pittore per la storia si è trasformato in interesse per l’antichità: ha cominciato a realizzare tele gigantesche in cui erano dipinte delle piramidi che assomigliano un po’ ai tradizionali monumenti sepolcrali dell’Egitto oppure a quei palazzi che solitamente si associano alla Mesopotamia, cioè con le terrazze. Queste opere lo hanno avvicinato progressivamente a un tipo di arte che ha come cuore pulsante la spiritualità, intesa nel suo significato più ampio, anche perché è difficile legare Kiefer a una religione in particolare. Sicuramente c’è qualcosa di cristiano, visto che è molto importante la figura di Maria; ma alcune sue opere molto famose prendono spunto anche dall’ebraismo, sempre con una particolare attenzione alle donne.
Più recentemente Kiefer ha sviluppato un tipo di arte che richiama la religione orientale nella sua vastità: a Milano, all’Hangar Bicocca, c’è una meravigliosa, gigantesca opera, le “Sette torri”. È un’installazione permanente, che rimarrà per sempre nel capoluogo lombardo, dove si fa riferimento da una parte all’ascesi dei monaci e dall’altra alla spiritualità orientale.
La nuova mostra a Palazzo Reale è caratterizzata da 42 enormi opere dedicate alla figura delle “alchimiste”: ovvero tutte quelle donne, come per esempio Caterina Sforza, che si sono occupate di scienza prima che nascesse Galileo e che prendesse forma il metodo scientifico. L’alchimia è antenata della chimica moderna, ma ha anche un significato spirituale: noi umani siamo sporchi, malati, abbrutiti dal peccato, dalla rabbia e dobbiamo attraversare una fase di riflessione spirituale, l’equivalente del crogiuolo che bolle e trasforma i metalli, per arrivare alla nostra rinascita. Per questo la donna è una figura centrale, portatrice di nuova vita.
Insomma: questo artista è sempre stato attento al tema della donna, seppur non declinato nel politicamente corretto. E questo consente di fare anche una riflessione sulla provocazione nell’arte contemporanea, nella quale sembra quasi impossibile ritagliarsi in un spazio se non ci si butta sulla polemica politica: pensiamo ai barconi affondati nel Mediterraneo, a Bansky che fa riferimento ai fatti di cronaca nei suoi graffiti. L’arte che va per la maggiore, almeno nella comunicazione dei mass media, è il tipo di arte che qualcuno chiama “artivismo”, l’arte che sconfina nell’attivismo politico immediato. In questo contesto Kiefer è assai più provocatorio, perché ci sbatte in faccia la spiritualità che abbiamo perso e che il nostro mondo oggi rinnega, come evocato 20 anni fa da Papa Benedetto XVI. Il tutto fatto da un artista che ha conosciuto anche quel tipo di impegno militante: e rischiando molto di più, ovviamente, di chi espone una barca affondata nel Mediterraneo.
