Atenei britannici islamisti: fin gli emirati li temono
Giovanni Sallusti · 9 Gennaio 2026
Cari ascoltatori, dobbiamo assolutamente riferirvi una notizia che sarebbe di una comicità irresistibile, se non fosse tragicamente indicativa del capovolgimento di senso in cui vive buona parte del mondo occidentale, per lo più la vecchia Europa. Gli Emirati Arabi Uniti hanno annunciato che taglieranno le borse di studio e i fondi per i loro cittadini che vogliono studiare nel Regno Unito, per timore che vengano radicalizzati dai Fratelli musulmani nei campus britannici. È una notizia che si legge sul Financial Times, non è una boutade.
Gli Emirati Arabi Uniti sono una monarchia assoluta, uno degli Stati del Golfo che ha nella propria legislazione e nel proprio costume elementi di liberalità maggiore rispetto ad altri Paesi islamici. E la Fratellanza musulmana di cui sopra è fuori legge, in quanto giudicata una formidabile levatrice di fondamentalismo e anche un avversario geopolitico: gli Emirati sono interessati anzitutto a fare affari, sono un alleato dell’America in quello scacchiere. Sono anche un Paese in cui la sharia è applicata ad aspetti del diritto di famiglia, di successione, ad alcuni reati, hanno un sistema con una presenza mista di tribunali secolari che si pronunciano su aspetti penali, civili e commerciali e di tribunali islamici che si occupano di controversie familiari e religiose. La competenza dei tribunali della sharia in alcuni degli Emirati, in particolare Abu Dhabi, è molto estesa e include anche le questioni di tipo civile e commerciale.
Ciascuno dei sette Emirati che compongono il Paese ha un sistema in cui la sharia ha sfere di competenza che variano, ma insomma la sharia esiste. Eppure questo Stato giudica pericoloso il potenziale di radicalizzazione dei propri studenti che frequentano i campus britannici, cioè nella nazione dell’Habeas corpus, del diritto, della Magna charta: la civiltà che per prima ha posto la libertà individuale come assioma della convivenza, la nazione di John Locke, l’isola che ha tenuto duro nel 1940 quando l’Europa sembrava divorata dal totalitarismo nazista.
E il dramma è che hanno ragione gli Emiratini, perché da tempo nei campus di lingua anglosassone – in America Trump sta reagendo a questo fenomeno, nel Regno Unito ci si muove molto meno – è patrimonio comune l’alfabeto woke, il politicamente corretto, l’odio di sé, l’oicofobia spiegata da Roger Scruton, un grande intellettuale britannico in controtendenza: agli studenti viene rifilato che la civiltà occidentale è la principale colpevole di tutti i mali del mondo, che per essere accettati nella “Repubblica delle lettere” bisogna accogliere in modo indiscriminato qualunque altra civiltà, l’altro purché sia, anche se islamista o fondamentalista.
E questo al punto che queste situazioni hanno suscitato l’allarme dei servizi segreti francesi, perché gli atenei, al qua come al di là della Manica, sono terreno di semina per organizzazioni estremiste come la Fratellanza musulmana, che hanno l’obiettivo di capovolgere il nostro mondo, portarlo in un inferno coranico. Tutto questo è giudicato troppo fin dagli Emirati Arabi Uniti, questa è la contemporaneità in cui viviamo. E poi ci dicono che il problema è Donald Trump!
