Valditara: La mia scuola insegna l’occidente. Inclusa l’integrazione

· 8 Settembre 2026


Al convegno “A tua difesa” promosso dalla Lega si è collegato il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, che ha conversato con il giornalista Daniele Grassucci, direttore di Skuola.net e con la deputata Giovanna Miele.

“Io parlo di un’autentica rivoluzione culturale. Innanzitutto abbiamo abbandonato l’epoca dello spontaneismo espressivo. Ci hanno riempito la mente, con i governi di sinistra, dalla fine degli anni Novanta con l’idea dello spontaneismo espressivo nell’imparare la lingua italiana. Invece servono più grammatica, più sintassi, serve saper scrivere correttamente: ritorna il corsivo, ritornano la calligrafia, i riassunti, le poesie a memoria, e tutto questo perché la conoscenza della nostra lingua e la capacità di riflettere in modo critico, di assorbire immagini espressive importanti, è fondamentale”

“Poi c’è il tema della rivoluzione della matematica, per far sì che anche chi non ha il bernoccolo della matematica o della fisica possa appassionarsi a queste materie, che se vengono affrontate scrivendo sulla lavagna una espressione astratta effettivamente sono poco comprensibili e poco attraenti. Quindi bisogna partire dall’osservazione della realtà per arrivare a capire la teoria”.

“Poi c’è la rivoluzione eh della storia perché noi dobbiamo ridare centralità alla conoscenza della storia italiana, dell’Occidente, dei valori fondanti la civiltà occidentale. Sono stato attaccato da più parti, ma è ora di dire basta con questa idea cosmopolita per cui bisognerebbe conoscere la storia della Cina o dei Paesi centroafricani, o della civiltà azteca, allo stesso modo della cultura e della civiltà greca, romana, cristiana: è un’aberrazione. Quando ho preso in mano i libri di storia di terza elementare un anno intero era dedicato a conoscere i dinosauri, e poi in pochi mesi venivano esaurite la storia greca, la storia romana e l’incidenza del cristianesimo”.

“Quindi centralità dell’Occidente, dei suoi valori, riscoperta del latino e anche della musica classica. Partiamo dalla scuola elementare per far appassionare i nostri giovani alla bellezza dell’arte, della musica”.

“Poi c’è il tema dell’integrazione degli stranieri. Io non voglio parlare di inclusione, voglio parlare di integrazione perché inclusione significa accettare chi viene a vivere da noi con i suoi valori di riferimento, nei suoi stili di vita, senza chiedergli di integrarsi e di accogliere i nostri valori fondanti. Anzi, nella teoria della cosiddetta inclusione che cosa succede? Che lo Stato deve piegarsi, adattarsi a modificare il suo ordinamento per far sentire, come dire, inclusi coloro che arrivano”.

“Noi diciamo che a scuola e nelle strade, nella società, non ci può essere discriminazione della donna, ci deve essere parità, e questo inizia proprio dal modo con cui ci si veste. Se io annullo l’identità femminile vuol dire che la considero una ‘non persona’: quindi via il niqab, via il burqa, a iniziare dalle nostre scuole. E c’è il tema della integrazione linguistica: se tu non conosci l’italiano non puoi avere un futuro, perché la conoscenza della lingua nazionale è fondamentale. Ecco perché abbiamo formato, specializzato e assunto mille docenti per insegnare l’italiano a coloro che sono arrivati per la prima volta in Italia e non conoscono nemmeno buongiorno e buonasera”.


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