Perché l’Europa dovrà ridare sovranità agli Stati
Carlo Cambi · 21 Maggio 2026
In questa puntata della nostra rubrica “Gli scorretti – Un antidoto al luogocomunismo”, Giulio Cainarca interroga Carlo Cambi sui cambiamenti istituzionali che l’Unione europea dovrà approntare in termini di restituzione di sovranità agli Stati membri. Anche perché gli condizionamenti dell’Ue sono soprattutto a livello economico e fiscale. E probabilmente occorrerebbe mantenere il quadro europeo sotto un profilo squisitamente istituzionale di rappresentanza politica; oltre che di ricerca, di sviluppo, di commercio, di libero mercato e di abbattimento delle frontiere, come del resto era fin dall’origine nel sogno degli europeisti di una volta.
“Comunque la si giri, questa Unione Europea è un mostro che non esiste da nessuna parte del mondo, perché ha dei poteri economici e fiscali di uno Stato; e uno Stato e non potrà mai esserlo. La proposta di conservare la propria sovranità avverrà nelle cose, perché se i sondaggi che sono in giro per l’Europa si dovessero effettivamente materializzare, nessun partito filoeuropeista sarebbe capace di vincere le elezioni prossime. In Germania l’Alternative für Deutschland è al quasi 40%, in Francia il Rassemblement National di Marine Le Pen e di Jordan Bardella non è da meno, in Spagna il Partito Socialista è in caduta libera e tutti i movimenti anti-europeisti dell’Est sono in crescita”.
“La sfida sarebbe quella di passare da un’Europa confederale, che è quella che è sempre stata portata avanti fino dal centrodestra, prima dell’arrivo di Giorgia Meloni, e un’Europa che si dirige verso gli Stati Uniti d’Europa. Peccato che questa struttura la si può costruire soltanto se si ipotizza un presidente dell’Europa votato a suffragio universale. E per arrivare a quel modello là si dovrebbero svolgere tutti i referendum Stato per Stato per dirsi d’accordo con gli Stati Uniti d’Europa, salvo poi trovare quale lingua, quale cultura e quale diritto accomuna tutte queste popolazioni”.
“In attesa di questa trasformazione storica, è arrivato il necessario momento – per i rappresentanti politici italiani – di rilanciare immediatamente la riforma fiscale andando in Europa a sostenere non esiste più alcuna strada alternativa. Del resto è piuttosto eloquente l’esempio dell’Unione che mantiene ancora i vincoli ETS (Emissions Trading Scheme) dell’Unione Europea impongono alle aziende ad alte emissioni di monitorare, dichiarare e compensare la propria anidride carbonica tramite un tetto massimo di quote. La mia domanda è: in questa situazione economica è pensabile sopportare ancora quel tipo di balzello?”.