Caso Minetti? I magistrati che sfidano le istituzioni

· 29 Aprile 2026


In questa puntata della nostra rubrica “Gli scorretti – Un antidoto al luogocomunismo”, Giulio Cainarca interroga Carlo Cambi sul caso della grazia presidenziale concessa a Nicole Minetti. Sergio Mattarella ha condonato la pena dell’ex consigliera regionale, condannata per induzione alla prostituzione e peculato, in virtù di questioni relative a un figlio adottivo che avrebbe gravi problemi di salute. Un’inchiesta del Fatto Quotidiano indicherebbe tuttavia che i genitori di questo bambino in Uruguay non sono morti come si sosteneva, che ci sarebbe una causa sull’affidamento e che forse il minore non ha problemi di salute.

“Questa vicenda è un trappolone che potrebbe essere stato organizzato per far fuori politicamente Carlo Nordio e i magistrati, dopo aver vinto il referendum costituzionale sulla giustizia, dimostrerebbero che sono incontrollabili. E infatti hanno messo in difficoltà contemporaneamente sia il ministro della Giustizia sia il Capo dello Stato, che presiede anche il Consiglio Superiore della Magistratura. Un modo, questo, per mettere in riga sia il Presidente della Repubblica sia il Guardasigilli”.

“Lo dimostra la dichiarazione ufficiale pronunciata dalla Procura Generale di Milano: ‘Forse sul caso siamo stati diligenti ma non perspicaci’. E non può essere minimamente possibile che si tiri in ballo il governo Meloni quando sulla faccenda della grazia alla Minetti non ha assolutamente niente a che fare. Anche perché tutti noi ricordiamo che una volta il Ministero si chiamava ‘di Grazia e Giustizia’ e oggi gli è rimasto solo la seconda parola perché nel 2006, la Corte Costituzionale intervenne sul caso Bompressi – dopo lo scontro istituzionale tra Roberto Castelli e Carlo Azeglio Ciampi – e disse che la grazia è prerogativa esclusiva del Presidente della Repubblica e il Ministero non ha voce”.

“Se io fossi in Nordio invierei gli spettatori del Ministero a Milano e avvierei l’azione disciplinare presso il CSM sui giudici sulla Procura Generale del capoluogo lombardo. Altrimenti il risultato finale è esattamente quello che un nucleo di potere vero possa dire agli altri due – Presidente della Repubblica e ministro della Giustizia – di stare attenti, perché se no verrebbero rovinati. E questo sarebbe un messaggio negativo anche per l’istituzione del Quirinale, che finirebbe sotto schiaffo. In tutto questo, inoltre, si aggiunge la tragicommedia della sinistra insiste nel farci sopra la canea e a chiedere a gran voce le dimissioni di Nordio”.

“Ad aggravare questo teatro dell’assurdo non si deve escludere poi il fatto che la signora Minetti potrebbe esporre la Repubblica italiana a una figuraccia colossale tramite un possibile contenzioso legale che ci costerà un sacco di soldi. Ma tanto, siccome paga sempre il contribuente, come capita per gli errori dei magistrati, non interesserà a quasi nessuno”.


Opinione dei lettori

Commenta

La tua email non sarà pubblica. I campi richiesti sono contrassegnati con *




Radio Libertà

Background