Il razzismo passivo-aggressivo dell’Onu: condanna solo lo schiavismo che non c’è più
Giuseppe Braga · 30 Marzo 2026
L’Onu deve andare al diavolo per alcune decine di motivi (per esempio perché non riesce a smettere di infilare l’Iran nelle commissioni per i diritti umani), ma ce n’è uno recente che sulla stampa si è visto poco: la settimana scorsa l’Assemblea generale si è riunita per votare una risoluzione contro la tratta degli schiavi tra Africa e Americhe. Esatto, quella di “Radici”. Nel 2026. Con mezzo mondo del presente in mezzo a guerre e a violazioni di diritti umani a secchiate, su cui l’Onu si guarda bene dal metter becco, anzi (cfr. Iran, appunto), questi qua si incipriano la parrucca e battono il martelletto per condannare una cosa che non c’è più. È come se l’Oms indicesse una campagna sanitaria contro il vaiolo.
Rinnoviamo l’invito al benemerito ente di ingiustizia globale ad andare al diavolo, anche perché è razzismo passivo-aggressivo essere razzisti sul razzismo: lo schiavismo non è stato solo americano. Per esempio la tratta araba, prendendo in considerazione l’ultimo millennio, era una pratica regolata dalle istituzioni e ha fruttato quasi 17 milioni di schiavi, che stavano bene proprio come quelli nelle Americhe. Gli facevano di tutto: gli eunuchi valevano tantissimo, saranno nati così? Ma se bussate all’Onu, vi dirà che aveva judo. Fino al 2023, a Gaza circa 10mila afro-palestinesi, molti dei quali discendenti degli schiavi di cui sopra, vivevano nel quartiere di Al-Jalla’a in condizioni di discriminazione razziale. L’Onu è nata nel 1945, 81 anni di judo.
Ah: la risoluzione della settimana scorsa è stata chiesta dal Ghana. Che – non insinueremo facendo leva sul senso di colpa dell’Occidente (sarà sport olimpico) – ha chiesto “giustizia riparativa”. Suona tanto come “soldi”.
