I violenti con immunità intellettuale (e penale): ecco l’identikit degli antifa
Francesco Borgonovo · 17 Febbraio 2026
Al centro di questa puntata de “La cittadella”, il talk show prodotto da Radio Libertà assieme alla piattaforma di contenuti online e social Galt, che si occupa di temi politici, sociali e di costume della nostra era e delle “culture wars”, Francesco Borgonovo, vicedirettore de la Verità, Matt Carus e Massimo Salvati discutono assieme ad Astrid, responsabile del collettivo “Nemesis Italia”, e Luca Venier, influencer, dell’aggressione mortale a Lione da parte di un gruppo francese antifascista, avvenuta lo scorso 12 febbraio, ai danni di Quentin Deranque – giovane 23enne nazionalista intervenuto a difesa delle ragazze del Collettivo femminile identitario “Nemesis”.
“Ormai bisogna bisogna constatare due elementi. Il primo è che c’è una parte di militanti che praticano la violenza come come obiettivo politico e soprattutto come metodo di azione politica, e la rivendicano.
Il secondo è che c’è una vicinanza tra la sinistra istituzionale e questi gruppi: in Italia come in Francia. E pensare che alla destra viene costantemente rimproverato di essere vicina ai gruppi extraparlamentari, identitari, nazionalisti, nonostante non si sia mai visto un gruppo di destra fare cose neanche lontanamente paragonabili a quel che è accaduto. Infine, c’è l’aspetto mediatico della vicenda, che si può sintetizzare nello storico motto ‘uccidere un fascista non è reato’. Lo abbiamo già visto con Charlie Kirk, etichettato come uno che ‘se l’è andata a cercare’, e lo vediamo adesso con il militante, sostanzialmente definito come un picchiatore che stava in mezzo alle risse. Immaginate che cosa sarebbe successo se dei militanti di destra avessero ucciso un antagonista: ne parlerebbero tutti i media del mondo. Su questa storia, al contrario, nessuno farà e dirà niente”.
“Non è semplice trovare una soluzione efficace e strategica contro queste azioni criminali. Di certo non può essere quella di mettere al bando, perché ovviamente andrà inasprire un clima già di violenza. Resta il fatto che bisognerebbe definire bene le due parti contrapposte: più che identificare un nemico, bisognerebbe comprendere chi non è nostro amico. La sinistra ha utilizzato la propria egemonia culturale per arrivare a commettere obbrobri del genere senza che nessuno le abbia quasi mai imputato la responsabilità, né le abbia chiesto di pagare per quello che ha fatto. Si sono sentiti investiti dalla luce divina e hanno sempre pensato di poter fare quello che vogliono, di essere al di sopra della legge. Pensate anche ai recenti fatti negli Stati Uniti. Chi ha avuto il ‘coraggio’ di prendere a calci un’automobile di un agente federale – per proteggere dei truffatori venuti dalla Somalia che rubano soldi dai contribuenti americani – alla fine ha avuto la meglio. E anche lo zar del confine, Tom Homan, ha dato loro ragione e sta ritirando ICE da Minneapolis. E quindi è il momento che anche il mondo intellettuale dei liberali cambi paradigma e assuma una decisa e solida posizione per recuperare il dominio culturale in cui sono incardinati i valori storici e culturali della civiltà europea, della libertà e della democrazia”.
